«L'ARMONIA» (1849-1863)

 

 

 

 

INDEX

L'Oratorio di S. Francesco di Sales  3

Il Sistema Metrico  4

Il Sistema Metrico Decimale ridotto a semplicità' 5

[Saggio sul sistema metrico-decimale] 5

Regalo di Pio IX a’ giovanetti degli Oratorii di Torino  5

[Festa di san Luigi Gonzaga] 7

[Esposizione della lotteria d'oggetti a favore della Chiesa in costruzione dell'Oratorio di S. Francesco di Sales] 8

[Lotteria d'oggetti a favore dell'Oratorio maschile di Valdocco] 8

[Lotteria di oggetti a favore della chiesa in costruzione nell'Oratorio maschile di S. Francesco di Sales] 8

Avviso  8

[L'esposizione della Lotteria di oggetti] 9

[Biglietti della Lotteria] 9

[Oggetti offerti alla lotteria] 9

[Pubblica esposizione degli oggetti della Lotteria] 9

[Lettera all'Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Losana, Vescovo di Biella] 10

[Commissione direttrice della Lotteria d'oggetti] 11

[Benedizione dell'Oratorio di Valdocco] 11

Benedizione dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in Valdocco. 11

[Estrazione dei premi offerti per l'Oratorio Maschile di Valdocco] 12

Lotteria femminile. 12

Letture Cattoliche  12

Letture Cattoliche. 12

[1º Fascicolo delle Letture Cattoliche] 13

Lotteria  13

Notizie storiche intorno al miracolo del ss. Sacramento  13

Bugie di Amedeo Bert, ministro valdese. 14

Almanacchi pel 1854. 15

Il Galantuomo  15

Soccorso all'oratorio di s. Francesco di Sales. 15

Aprimento di un laboratorio a benefizio di poveri. 16

Almanacchi. 16

Conversioni al cattolicismo nell'Oratorio di san Francesco di Sales in Torino. 17

Abiure all'Oratorio di S. Francesco di Sales. 18

Il Galantuomo, almanacco nazionale per il 1856. 18

Ravvedimento dei seguaci del Grignaschi 18

Maniera facile per imparare la Bibbia. 20

Il IV anno delle Letture Cattoliche. 20

Il Sacramento della Cresima  21

Notizie religiose  22

Festa di S. Luigi all'Oratorio di S. Francesco di Sales. 22

Necrologia del T. Francesco Rossi. 23

Vita di S. Pietro, del sacerdote Giovanni Bosco. 24

Lotteria per gli Oratorii di d. Bosco. 24

Lotteria a favore degli oratorii di D. Bosco. 25

Il V anno delle Letture Cattoliche. 26

Pubblica esposizione degli oggetti di lotteria a favore dei tre Oratorii di S. Francesco di Sales in Valdocco, di S. Luigi a porta Nuova, di S. Angelo Custode in Vanchiglia. 26

Letture Cattoliche, anno V, fase. II. - Vita di S. Paolo Apostolo, dottore delle genti, per cura del sacerdote Bosco Giovanni. 27

Lotteria di beneficenza. 27

Letture Cattoliche, anno V, fase. IV: 28

II Galantuomo, almanacco. 29

Festa all'Oratorio di s. Francesco di Sales. 29

Anno VI delle Letture Cattoliche. 30

Benevolenza del Sommo Pontefice per gli Oratorii di Don Bosco. 30

Indulgenze pel canto delle sacre laudi. 31

Festa di Pio IX negli Oratorii di d. Bosco. 31

Feste religiose. 32

Festa del SS. Rosario. 33

Bibliografia. 33

Le Letture Cattoliche raccomandate dal Sommo Pontefice. 33

Letture Cattoliche negli Stati Pontifici. 34

Letture cattoliche. 34

Bibliografia. - Il mese di maggio ad uso del popolo, per cura del sacerdote Bosco Giovanni. 35

Storia d'Italia di d. Bosco encomiata da N. Tommaseo  35

Battesimo di un giovinetto israelita. 36

Perquisizione nell'Oratorio di s. Francesco di Sales  36

[Si è fatto correre voce che l'ottimo sacerdote D. Bosco è stato arrestato] 37

Letture Cattoliche. 38

Orazione funebre al sig. D. Cafasso. 38

La Festa di San Francesco di Sales. 38

Letture Cattoliche. Anno IX. 39

Rettificazione. 39

Le Letture Cattoliche di Torino. 39

Vita del giovinetto Savio Domenico. 40

Cenno biografico sul giovanetto Magone Michele. 40

La Storia d'Italia di D. Bosco. 40

Lotteria per gli Oratorii di D. Bosco. 41

Pio IX e la lotteria di D. Bosco. 41

Lotteria di D. Bosco. 41

Bella mostra di una lotteria  42

Lotteria di d. Bosco. 42

Lotteria a favore degli Oratorii del reverendo D. Bosco. 42

Il Galantuomo, Almanacco pel 1863 - e Germano l'ebanista. 43

Cenni storici intorno alla vita della B. Caterina De-Mattei da Racconigi dell'Ordine delle Pen. di San Dom. 43

Bibliografia. La Storia d'Italia raccontata alla gioventù dai suoi primi abitatori sino ai nostri giorni, con analoga carta geografica  43

Bibliografia  44

L'Eccellenza del sacerdozio cattolico. 44

 


2 aprile 1849

L'Oratorio di S. Francesco di Sales

            Nel più povero dei sobborghi di questa metropoli, abitato quasi esclusivamente da operai che campano col prodotto delle loro giornaliere fatiche, e che trovansi spesso ridotti a vera miseria in seguito ad una infermità od a mancanza di lavoro, sorge da qualche anno una di quelle opere di beneficenza di cui lo spirito cattolico è sorgente inesausta. Un zelante sacerdote ansioso del bene delle anime si è consecrato interamente al pietoso ufficio di strappare al vizio, all'ozio ed all'ignoranza quel gran numero di fanciulli, i quali abitanti in quei contorni, per le strettezze o l'incuria dei genitori, crescevano pur troppo sprovvisti di religiosa e di civile coltura. Quest'ecclesiastico, che ha nome D. Bosco, prese a pigione alcune casuccie ed un piccolo recinto, si è recato ad abitare in quel sito, e vi ha aperto un piccolo Oratorio sotto l'invocazione del gran vescovo di Ginevra, S. Francesco di Sales; egli ha cercato di attirarvi quei poveri giovani che dapprima trovavansi negletti e derelitti; nel semplice e modesto Oratorio egli distribuisce loro quella istruzione che sopra tutte le altre discipline è sola necessaria, l'istruzione religiosa; egli li accostuma a praticare i loro doveri, ad esercitare il vero culto di Dio, a convivere amichevolmente e socievolmente l'uno coll'altro. Accanto all'Oratorio si trovano scuole in cui s'insegnano a quella gioventù i primi elementi delle lettere e del calcolo, vi è pure l'accennato recinto in cui i giovanetti, nei giorni festivi e nelle ore di ricreazione, si sollevano con giuochi innocui e con innocenti trastulli, passando quel tempo nell'onesta allegria che tanto giova alla sanità del corpo e della mente, specialmente in quella tenera età. In mezzo ad essi trovasi ognora D. Bosco, il quale è costantemente ad essi maestro, compagno, esemplare ed amico.

            Si vedono solitamente nei giorni festivi da quattrocento giovanetti riuniti in quel sito che, non presentando all'esteriore veruna apparenza, rimane da molti inosservato, mentre il bene che vi si fa è immenso. Tutti quei ragazzi, i più dei quali sarebbero cresciuti nell'ignavia e nel vizio, s'incamminano alla virtù ed al lavoro. Infatti il loro zelante precettore ed amico cerca per essi con tutto impegno qualche onesto artiere che consenta ad accettargli presso di sè a tirocinio dell'arte sua, e l'essere un ragazzo proposto da D. Bosco come un suo alunno presenta ai padroni di bottega una guarentigia di moralità che gli rende facili ad accoglierlo presso di loro, onde avviarlo nell'esercizio della propria professione. Così, da quel semenzaio di onesti operai escono ogni anno in buon numero adolescenti che sono in caso di provvedere ai proprii bisogni, e che conserveranno, giova sperarlo, nel lungo decorso della loro vita l'abito di quella moralità a cui i loro teneri animi furono informati.

            Aggiungiamo ancora che, trovandosi spesso fra quei poveri giovani chi per {11 [11]} la morte o la rovina dei proprii genitori cade in assoluto abbandono, parecchi di questi vengono anche ricoverati in alcune stanze esistenti in quelle povere casuccie sovraccennate, e vi ricevono pure il loro sostentamento pel tempo del loro tirocinio, finchè col frutto del loro sudore possano essi medesimi mantenersi.

            In questo albergo di beneficenza recavansi il giorno dell'Annunziata due membri del Comitato dell'opera del Danaro di S. Pietro, colà chiamati dal benemerito fondatore di quell'Oratorio. Trattavasi di ricevere un'oblazione che quei buoni ed esemplari giovanetti avevano disegnato di fare per l'opera medesima. Edotti essi dei luttuosi eventi di Roma, e dell'essere il padre comune dei fedeli ridotto alla condizione di esule, vollero spontanei concorrere col loro obolo ad ingrossare quel tributo di figliai venerazione, che a Torino si vuol raccogliere per deporlo ai piedi del Vicario di Cristo.

            Entrati i delegati del Comitato nel modesto recinto, ove tanto bene si va compiendo, essi vennero dal direttore accolti colla più squisita cortesia; quindi non senza viva commozione del loro cuore essi si viddero accerchiati da quei ragazzi che in aria festiva loro fecero bella e lieta corona.

            Due di questi tosto si avanzarono, e mentre l'uno sopra di un desco presentava i trentacinque franchi raccolti in mezzo a loro, l'altro pronunciava un semplice, ma ben sentito discorso, di cui presenteremo uno squarcio ai nostri lettori.

            Se mai le nostre voci, diceva il tenero oratore, potessero in questo momento giungere all'orecchio del Santo Padre, tutti ai piedi suoi vorremmo ad una voce parlare così: Beatissimo Padre, questo è il momento più fortunato della nostra vita. Siamo noi un ceto di giovanetti, i quali reputano a loro più grande ventura il poter dare un segno di venerazione alla Santità Vostra. Si protestano affezionatissimi figli alla medesima, e malgrado gli sforzi dei malevoli per allontanarci dall'unità cattolica noi dichiariamo di riconoscere nella Santità Vostra il successore di San Pietro, il Vicario di Gesù Cristo, a cui chi non è unito va eternamente perduto. Dichiariamo essere intimamente persuasi che da voi disgiunto niuno può appartenere alla vera Chiesa, noi ci offriamo pronti a spendere ogni nostro avere, ogni sostanza e la vita medesima per mostrarci degni di un sì tenero padre.

            Una soave e dolce emozione si faceva sentire nell'animo dei delegati nell'udire queste parole, pronunciate con aria intelligente e con voce esprimente l'affetto da un ragazzino, il quale porta le secchie di calcina ed i mattoni pel servizio dei muratori, ma nondimeno mostra di provare veracemente sensi così nobili e generosi. Essi risposero alcune brevi parole dichiarando a quei giovanetti che si gloriavano di averli sodi in un atto che è una professione sincera di quella fede cattolica che tanto sublima l'uomo di qualunque stato e condizione egli si trovi. Richiesero quindi il giovane oratore di una copia del di lui discorso e quella copia fu in seguito consegnata al Nunzio Apostolico che ne mostrò singoiar gradimento, e si protestò di volerla inviare al Cardinale Pro-Segretario di Stato del Sommo Pontefice, come testimonianza di sensi che riescono {12 [12]} altamente commendabili se si riflette alla posizione ed agli antecedenti di coloro che li manifestarono.

            Noi poi dal canto nostro abbiam creduto dovere alquanto dilungarsi nel recare alla cognizione del pubblico un fatto che ci sembra degno di essere altamente commendato.

 

            (MB 3,510-513)

 

 

1 giugno 1849

Il Sistema Metrico

Ridotto a semplicità per uso degli artigiani e della gente di campagna, preceduto dalle quattro prime operazioni dell'aritmetica, per cura del sacerdote BOSCO GIOVANNI. - Tip. Paravia 1849.

 

            Già parecchie opere utili, e per più titoli pregevoli, uscirono alla luce intorno al sistema metrico-decimale. Però l'autore dell'operetta che noi annunciamo le trovò poco adattate ad un numero di giovani artigiani che la Previdenza volle alla sua cura affidati; perchè vennero scritte con modi troppo elevati, e per lo più mancanti delle analoghe relazioni del sistema antico col nuovo, il che forma il punto più importante nel gran passaggio del calcolo antico al nuovo metrico-decimale.

            Il sacerdote Bosco raccolse da altri autori quanto gli parve migliore e più popolare, compilò un libretto in cui si fanno precedere le quattro prime operazioni dell'aritmetica, indi in maniera veramente popolare passa a sviluppare il nuovo sistema, lo paragona coll'antico, indicando il modo di ridurre i pesi e le misure antiche in nuove metriche e reciprocamente colla semplice moltiplicazione.

            Per la moltiplicazione nel sistema antico eravamo mancanti di prova propriamente detta; era bensì da alcuni usata la regola del 9, ma la varietà delle frazioni la rendevano impraticabile. Il sacerdote Bosco applicò pel primo al nuovo sistema questa regola del 9, e trovò che nel decimale si estende a qualsiasi operazione. Questa regola viene chiaramente spiegata dall'autore e si riduce a questo, che con quattro sole cifre si fa la prova di qualsiasi anche lunghissima operazione di moltiplica.

            Atteso il bisogno che si fa vie più sentire di mano in mano che ci avviciniamo al 1850, speriamo che quest'operetta tornerà al pubblico di gradimento con vantaggio di tutti, ma specialmente di quelli che non possono frequentare le scuole stabilite per questo nuovo sistema.

 

(MB 3,599) {13 [13]}

 

 

29 agosto 1849

Il Sistema Metrico Decimale ridotto a semplicità'

Per uso degli artigiani e della gente di campagna, preceduto dalle quattro prime operazioni dell'Aritmetica. Edizione 2a accresciuta e migliorata per cura del sacer. Bosco Giovanni.

 

            Lo smercio accelerato della prima edizione di questa Operetta che, sebbene copiosa, venne in meno di tre mesi esaurita; il suffragio riscosso dai pubblici giornali; gli aumenti ed i miglioramenti fatti dall'Autore ci fanno ripetere il giudicio da noi già altra volta esternato, essere cioè questo libro di massima utilità pel grande passaggio che siamo per fare dall'antico sistema al nuovo metrico-decimale.

            Parecchi Maestri hanno introdotto nelle loro scuole questo libretto e con soddisfazione esperimentarono che la dicitura semplice, i modi popolari, e la nitidezza dei concetti lo rendono agli alunni assai facili a capirsi anche con poca fatica del maestro.

            Le altre Opere di questo genere per lo più mirano le persone colte, o che possono competentemente frequentare le scuole.

            Questa è destinata specialmente pel popolo e per quelli che non possono frequentare le scuole, o che desiderano in poco tempo e con poco studio fornirsi della debita cognizione del novello sistema.

            Si vende presso i Tip. Paravia e Compagnia; prezzo cent. 50.

 

 

17 dicembre 1849

 [Saggio sul sistema metrico-decimale]

            Ieri assistemmo ad un saggio che diedero i figliuoli dell'Oratorio di s. Francesco di Sales sul sistema metrico-decimale. Si sa che quest'opera fu fondata ed è diretta dall'ottimo sacerdote D. Bosco che all'educazione dei giovani operai consacra le sue sostanze e la sua vita. Non ci stenderemo a fargli verun elogio, che i suoi giovani colle savie risposte, colle belle maniere, coll'edificante compostezza ieri glielo fecero tale da non potersi desiderare nè più ampio, nè più veritiero. Lo commenderemo però altamente per aver voluto chiudere il saggio con un tratto di storia sopra Pio VI e Pio IX scritto bene e declamato con forza da un giovinotto, talchè riscosse gli applausi della stipata moltitudine che assisteva. {14 [14]}

 

 

26 luglio 1850

 

Regalo di Pio IX a’ giovanetti degli Oratorii di Torino

            Un nuovo tratto di generosità venne a rivelare al mondo essere tuttavia costante quel cuore già tanto acclamato del Vicario di Gesù Cristo. Fu questo il dono che faceva distribuire a' giovanetti di tre Oratorii di questa capitale. Vogliamo sperare che alcuni cenni a questo riguardo non riusciranno discari a' leggitori.

            È oggimai noto a tutti come un zelante sacerdote va rinnovando tra noi gli esempi dei Vincenzi de' Paoli e dei Geronimi Emiliani. Si piglia a levare dai pericoli delle strade e delle piazze tutti que' giovanetti che, abbandonati a se stessi, consumerebbero inutilmente, per non dire malamente, il dì festivo: li rauna in luogo riparato per istruirli nelle verità religiose, nelle cose più necessarie al vivere socievole, ed intrattenerli que' dì in onesti divertimenti. Quest'opera caritatevole che moveva da tenuissimi principii fu così benedetta dal Signore, che ora grandeggia. Non conta ancora due lustri di vita e già novera più di un migliaio di giovanetti che assiduamente vi accorrono. Un luogo solo non bastando più a dare ricetto a tutti, tre vennero aperti ne' punti principali della città. Il Senato del Regno dietro unanime deliberazione instava presso il Governo del Re affinchè sostenesse un'istituzione così benemerita della religione e della società. Il Municipio delegava un'apposita Commissione per riconoscere il bene che si operava e coadiuvarlo.

            Finalmente lo stesso Sommo Gerarca Pio IX, dall'alto del suo trono pontificale rivolgendo l'occhio paterno alle piccole non meno che alle grandi opere di beneficenza cristiana, si compiaceva di benedirla e promuoverla nella maniera seguente.

            Quando questo glorioso successore di s. Pietro esulava in Gaeta, i buoni fedeli, ad imitazione di quanto operavano i primitivi cristiani verso del Principe degli Apostoli, andavano a gara non solo nell'innalzare fervide preci all'Altissimo, affinchè gli alleviasse le fatiche, addolcisse le pene dell'esiglio e presto lo ridonasse alla sua sede, ma inoltre vedevano secondo le loro forze di concorrere a fornirgli que' mezzi materiali che erano indispensabili per condurre vita meno dura in terra non sua. Tra questi non furono degli ultimi i giovani dei tre Oratorii di Torino. Deponendo il loro obolo nelle mani del sacerdote Don Giovanni Bosco (tale è il nome del zelante ecclesiastico che dirige quest'opera) ne lo pregavano lo facesse umiliare al Santo Padre per mezzo di S. E. il Nunzio Apostolico.

            Nella tenue ma generosa offerta Pio IX, ad imitazione di Lui che rappresenta in terra, vide i due denai della vedova vangelica, e disse: questo dono è troppo prezioso perchè si abbia a consumare come gli altri, vuol essere tenuto quale una cara memoria, ed in ciò dire vi scriveva sopra il nome de' donatori ed il poneva in serbo. Ritornato sott'bcehio il dono in epoca meno triste, mandava {15 [15]} ordine si acquistassero due grossi pacchi di corone portanti appesa una crocetta, e queste benedette di sua mano inviava al prelodato sacerdote affinchè fossero distribuite a' giovanetti degli Oratorii.

            Veniva a tal funzione fissata la domenica testè passata, e l'Oratorio centrale situato nella regione di Valdocco.

            Come tutti furono radunati, il benemerito Padre Barera con quel suo chiaro e fervido dire che illumina le menti e rapisce i cuori, li intratteneva intorno al prezioso dono. Pigliava le mosse accennando al fatto biblico del giovane Daniello e compagni, i quali, a fronte di tutte le arti di seduzione adoperate con loro alla corte del re babilonese, vollero rimanersi fedeli alla religione e leggi de' padri loro, e n'ebbero perciò da Dio un premio temporale, come saggio ed arra dell'eterno; così voi, proseguiva, coll'esservi serbati fedeli alla religione di G. C, devoti al suo Vicario non solo nella prospera, ma ancora nell'avversa sorte, chiudendo l'orecchio a' detti di que' sedotti o seduttori che intendevano a consigliarvi diversamente, vi meritaste questa dolcissima caparra che vi manda il Redentore per mezzo del suo Vicegerente. Entrava poi a ragionare del dono toccando di volo, come gli antichi Romani usavano incoronare di quercia que' che con qualche azione eroica si erano segnalati nel porgere aiuto o scampo a' concittadini, e mostrava come Pio IX regalandoli di quella corona mirava ad incoronare la fortezza da loro spiegata, vedessero di tenerla in sommo pregio, di avvalersene onde pigliare animo in ogni sorta di combattimenti che loro toccasse di sostenere per la causa di Dio; rimirando la crocetta che portava appesa ricordassero come solamente il patire con Cristo apre la via alla gloria da lui meritataci.

            La brevità di un articolo non ci permette di tenere dietro alle moltissime cose da lui discorse, segnatamente allora quando entrava a trattare del tema suo prediletto, la divozione alla divina Madre, e per invogliarli ad amarla viemeglio, loro ricordava l'esempio dell'adorato Pontefice, il quale fin dagli anni più teneri le era vissuto divotissimo.

            Tenero spettacolo era mirar tanti giovani pendere attentissimi dal labbro del facondo dicitore, e bevere avidamente ogni parola; sensibilissima era la commozione, che un tal dire destava in que' vergini cuori, massime allorchè toccando l'oratore del modo, col quale essi dovevano rispondere a tanta premura del Santo Padre lor diceva: amor si paga con amore: pensate ora all'amore che vi portò Pio IX, mentre fra tanti figliuoli, che novera di dove nasce fin dove tramonta il sole, fra tante occupazioni che assediano continuamente quel cuore, pensò a voi, operò per voi: vedete perciò di amarlo, ma di amarlo tanto! chè chi è con lui è con Cristo; promettete perciò, giurategli fedeltà, amore sino alla morte. Se a tali detti rimaneva muto il labbro di quei giovanetti, parlava però eloquentemente il loro volto infiammato, lo sguardo, le lagrime, che a non pochi cadevan dagli occhi, talchè ognuno poteva accertarsi essere il Sommo Pio ardentemente riamato da que' cuori. Appena finito il sermone, in riconoscenza si facevano pregare ad alta voce Gesù Sacramentato pel Sommo Pontefice, poi pel Sovrano e Reale Famiglia, e per tutti i sudditi loro. {16 [16]} Impartitasi la benedizione del Venerabile, ricevevano ai pie dell'altare la corona regalata da Pio IX, e bello era il veder come avutala non finivano mai di baciarla, e stringerla al cuore.

            Usciti dal Tempio, un drappello di milizia cittadina allevata nello stesso Oratorio, la quale aveva presieduto al buon ordine della funzione, eseguiva alcune evoluzioni militari; un coro di giovani scioglieva col canto un inno di grazie all'immortale Pontefice, mentre il resto faceva echeggiar l'aere di lieti evviva, e portava alle stelle il nome venerato del Vicario di Gesù Cristo.

            Così chiudevasi una lietissima festa di famiglia promossa dal Padre dei credenti. Le molte persone ecclesiastiche e secolari accorse ad essere spettatrici, vedendo la religione sì profondamente radicata in quei teneri cuori, bene auguravano di lei, ed a noi, che eravamo tra quelle, pareva avverato il verso del salmo: ex ore infantium et lactentium perfecisti laudem propter inimicos tuos, ut destruas inimicum et ultorem.

(Art. com.)

(MB 4,88-92)

 

 

4 luglio 1851

 [Festa di san Luigi Gonzaga]

 

            Domenica scorsa (29 giugno) nell'Oratorio di san Francesco di Sales in Torino si celebrò la festa di san Luigi Gonzaga nel modo il più divoto e solenne. Lungo il mattino gran frequenza de' Santi Sacramenti; monsignor Rinaldi, previa calda esortazione, amministrò il sacro Crisma a pressochè quattrocento individui tra ragazzi e adulti. Nulla mancò per una solennità celebrata da gioventù sodamente cristiana. Musica di voci giovanili e suono rispondente, recite di dialogi e comechè analoghe, apparato modesto e con maestria eseguito; un globo areostatico, parecchi razzi e fuochi artifiziali chiudevano l'amena giornata. L'allegria, la gioia, la serenità era scolpita sul volto di quella numerosa gioventù, che con rincrescimento lasciava quel festevole soggiorno. Fu la festa di una famiglia di oltre 1500 giovani, che fra' più cordiali e religiosi evviva di un cuor solo e di un'anima sola dalle labbra dell'amante loro padre pendevano.

            A rendere magnifica questa solennità ci mancava una chiesa conveniente, giacchè due terzi degl'intervenienti dovettero rimanersene fuori per la bassezza e ristrettezza del presente edifizio; ma ci gode l'animo nella divina Provvidenza, la quale sembra preparare i mezzi per una chiesa novella più decente pel divin culto, più adattata ai presenti bisogni.

 

19 febbraio 1852

 [Esposizione della lotteria d'oggetti a favore della Chiesa in costruzione dell'Oratorio di S. Francesco di Sales]

Domenica 29 corrente avrà luogo la pubblica esposizione della lotteria d'oggetti a favore della Chiesa in costruzione dell'Oratorio di S. Francesco di {17 [17]} Sales, sotto la direzione dell'ottimo sacerdote D. Giovanni Bosco. L'esposizione si farà nella contrada della Basilica, dietro S. Domenico, porta N. 3, piano primo, e durerà tutto il mese di marzo; tutti i giorni dalle ore 10 del mattino sino alle 4 pomeridiane, il locale è aperto a tutte quelle caritatevoli persone che nella loro bontà vorranno cooperare a quest'opera di pubblica beneficenza, che raccomandiamo grandemente ai nostri associati.

 

 

7 marzo 1852

 [Lotteria d'oggetti a favore dell'Oratorio maschile di Valdocco]

            Per appagare il desiderio di parecchie persone che desiderano di compiere i loro lavori per la Lotteria d'oggetti a favore dell'Oratorio maschile di Valdocco, la pubblica Esposizione è nuovamente per alcuni giorni differita.

            Intanto gli oggetti continuano a riceversi ogni giorno dalle 10 del mattino alle 4 di sera, nella contrada della Basilica, N° 3, piano 1°, dietro S. Domenico.

 

 

13 marzo 1852

 [Lotteria di oggetti a favore della chiesa in costruzione nell'Oratorio maschile di S. Francesco di Sales]

            - Abbiamo già parlato altra volta dell'apertura di una Lotteria di oggetti a favore della chiesa in costruzione nell'Oratorio maschile di S. Francesco di Sales, sezione Valdocco, in Torino. Vi torniamo sopra, raccomandando a tutte le famiglie, che hanno a cuore il bene della religione, di concorrere per quanto possono nell'accrescimento di questa lotteria, affine di poter far fronte alle molte spese che si ricercano per terminare il sacro edifizio. Un quadro, una maglia, un libro, un ricamo, una tela, un drappo, un attrezzo di chincaglieria, ogni lavoro d'arte o d'industria, in oro, in argento, in metallo, in legno sarà accolto colla massima gratitudine perchè qualsiasi piccolo oggetto ad altro unito contribuisce a formare ragguardevole somma. Il luogo dell'esposizione della lotteria è in via della Basilica, porta N° 3, piano 1°, dietro la Chiesa di S. Domenico, ed è sempre aperto dalle 10 del mattino sino alle 4 di sera. Siamo certi che la generosità cittadina non farà difetto per un'opera così benefica.

 

 

14 marzo 1852

 

Avviso

            Per causa accidentale, l'esposizione degli oggetti in Lotteria a favore della Chiesa in costruzione nell'Oratorio maschile di S. Francesco di Sales, sessione Valdocco, in Torino, da noi accennata nel nostro foglio di ieri venne differita di alcuni giorni. {18 [18]}

 

21 marzo 1852

 [L'esposizione della Lotteria di oggetti]

            - Ieri (19) si aperse l'esposizione della Lotteria di oggetti destinata all'ultimazione dell'Oratorio maschile in Valdocco, sotto la direz. del sig. D. Bosco. Gli oggetti esposti sommeranno in breve a più di tremila; non parleremo del valore dei medesimi, che la sarebbe troppo lunga cosa, diremo solo che concorsero a questa lotteria ragguardevoli personaggi, fra cui ci è lieto nominare S. M. la Regina regnante, S. M. la Regina Vedova, il Duca Pasqua, prefetto dei R. Palazzi, l'Ill.mo Sindaco della città, ecc. Siamo lieti di dire che la Gazzetta Piemontese d'oggi fa di quest'opera di beneficenza i ben meritati elogi.

            Il prezzo dei biglietti della lotteria fu stabilito di 50 centesimi l'uno; le persone che volessero acquistarne, si rivolgano all'uffizio dell'Armonia, oppure al locale della lotteria che è in contrada della Basilica, N° 3, piano primo.

(MB 4,363)

 

 

3 aprile 1852

 [Biglietti della Lotteria]

            All'ufficio dell'Armonia si distribuiscono i biglietti della Lotteria destinata all'ultimazione dell'Oratorio maschile sotto la direzione del sacerdote Don Bosco. Ogni biglietto costa centesimi cinquanta.

            L'esposizione è in via della Basilica, porta N° 3, piano 1°, dietro la chiesa di S. Domenico, dalle 10 ore del mattino sino alle 4 della sera.

 

 

29 aprile 1852

 [Oggetti offerti alla lotteria]

            - Il numero degli oggetti offerti alla lotteria apertasi per l'ultimazione della chiesa in Valdocco sotto la direzione di D. Bosco, va sempre aumentando ogni dì più. I doni sorpassano oramai i 3,000. Alcuni biglietti trovansi ancora vendibili all'ufficio dell'Armonia al prezzo di 50 centesimi, preghiamo perciò coloro che volessero contribuire ad un'opera così santa, a volerne fare acquisto.

 

 

9 maggio 1852

 [Pubblica esposizione degli oggetti della Lotteria]

            La pubblica esposizione degli oggetti della Lotteria a favore dell'Oratorio maschile di Valdocco continua per tutto maggio nel solito locale, via della Basilica, N° 3, piano primo, dietro S. Domenico. Sul principio di giugno avrà luogo la pubblica estrazione.

            Intanto le persone che nella loro carità volessero offerire doni, o fare acquisto di biglietti avranno libero adito tutti i giorni dalle 10 del mattino alle 6 di sera.

            Il Catalogo degli Oggetti è stampato, e si vende a benefizio della Lotteria a Cent. 50. {19 [19]}

 

 

11 maggio 1852

 [Lettera all'Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Losana, Vescovo di Biella]

            Siamo pregati dal zelantissimo fondatore dell'Oratorio di S. Francesco di Sales d'inserire la seguente lettera all'Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Losana, Vescovo di Biella.

 

                        Ill.mo e Rev.mo Monsignore,

 

            Compreso dai sentimenti della più viva gratitudine verso la Divina Provvidenza, la quale si degnò di suscitare nella persona di V. S. Ill.ma e Rev.ma un insigne benefattore dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, ringrazio eziandio umilmente Lei, Monsignore, di avere con tanto zelo raccomandato con speciale sua circolare del 13 settembre dello scorso anno, la mia chiesa alla carità dei suoi fedeli diocesani. Le offerte formanti la graziosa somma di lire mille, che dichiaro di aver ricevuto da Lei, sono una evidente prova che tutti conobbero la necessità di mantenere intatta la moralità della gioventù, e di promoverne la cristiana istruzione, e volonterosi perciò corrisposero alla pia espettazione del loro Pastore. Vada pertanto lieto, Monsignore, di aver fatto questo beneficio alla gioventù Torinese, e si rallegri, perchè esso ridonda pure a vantaggio di moltissimi giovani di sua diocesi, i quali, dovendo passare una notevole parte dell'anno nella capitale per ragione di loro mestiere, in numero considerevole esemplarmente intervengono a quest'Oratorio per ricrearsi, istruirsi, e santificare i giorni dedicati al Signore.

            Ella sa, Monsignore, che, non ostante le generose oblazioni di pie e caritatevoli persone, mi vennero a mancare i mezzi per continuare il sacro edifizio, ma la Divina Provvidenza mi porse benigna la mano, e nuovi mezzi seppe procurarmi col mezzo di una Lotteria di oggetti.

            Questa appena annunciata venne favorevolmente accolta dalla pubblica carità, e moltissimi distinti personaggi e benemerite signore, con zelo veramente cattolico, vi presero parte, e sì la promossero, che mercè loro i doni abbondarono oltre ogni mia espettazione, sia nel pregio sia nel numero, talchè al giorno d'oggi sommano oltre a tremila e cento; spero ora che mi sarà continuato il favore delle pie e facoltose persone nell'acquisto dei biglietti da cui solo dipende il compimento della santa opera.

            Così Confortato ed aiutato, mi gode l'animo di annunziarle, che i lavori di costruzione si continuano con tutta l'attività possibile, ed ho fede nel Signore, che il 20 di giugno prossimo, giorno sacro per noi a Maria Consolatrice, si potrà, per soddisfare all'urgente nostro bisogno, andando nella nuova chiesa benedirla e celebrarvi le sante funzioni. Ella, o Monsignore, si immagini la gioia e la consolazione da cui fin d'ora io sono compreso al solo pensiero della solennità, che avrà luogo in quel dì tanto sospirato!

            Non potendo, come vorrei, dimostrare la mia gratitudine alla V. S. Ill.ma e Rev.ma ed a' suoi diocesani, e per le offerte e per avere efficacemente protetto la lotteria, sarà mia premura di accogliere colla massima amorevolezza tutti quei giovani del Biellese che interverranno all'Oratorio, e nulla risparmierò {20 [20]} per quelli che vorranno approfittare delle scuole e della religiosa istruzione.

            Quello poi che posso e non mancherò di fare, si è di unirmi ai giovani, che sonomi in certo modo dalla divina Provvidenza affidati, e pregare con essi costantemente il Signore Iddio a largamente compensare colle sue benedizioni V. S. Ill.ma e Rev.ma, e tutti quelli che nella loro carità concorsero o concorrono in qualunque siasi modo a quest'opera di beneficenza.

            Mi permetta, Monsignore, che la preghi ancora a voler continuare la sua efficace protezione all'Oratorio, e benedire la novella chiesa, la lotteria, e tutti i figliuoli dell'Oratorio, e con essi anche la mia persona, che di tutti ne sento maggior bisogno.

            Degnisi frattanto di gradire i sentimenti della sincera mia gratitudine, della più profonda ed ossequiosa venerazione con cui ho l'onore di dichiararmi

            Di V. S. Ill.ma e Rev.ma,

Umil.mo, Dev.mo, Ubb.mo Servitore,

Sac. BOSCO GIOVANNI

 

            Torino, 4 maggio 1852.

 

            (MB 4,405-407)

 

 

11 maggio 1852

 

 [Commissione direttrice della Lotteria d'oggetti]

            La commissione direttrice della Lotteria d'oggetti a benefizio della Chiesa che si sta fabbricando in Valdocco per l'istruzione religiosa e morale de' giovani, nella seduta del sei corrente, riconoscendo come special favore del Cielo l'essersi conservate illese le mura del nuovo edifizio, quantunque assai vicina al luogo del disastro accaduto nel Borgo Dora, e non sapendo meglio esprimere la sua gratitudine verso la Divina Provvidenza, se non col venire in aiuto di quel maraviglioso ospedale, che dalla medesima s'intitola, e che tanto danno ebbe a sentire nell'awenuto infortunio, ha deliberato che la metà dell'aggio accordato dalle leggi sulla Lotteria di pubblica beneficenza debba d'ora in poi cedere a prò dell'Opera Cottolengo.

            Un duplice scopo si otterrà in tal modo da' generosi e benefici che vorranno ancora inviare qualche oggetto per arricchire la già copiosa raccolta, o vorranno acquistare i biglietti che ancora sono disponibili: il bene della povera gioventù che potrà nella nuova Chiesa essere educata alla pietà ed alla virtù, ed il soccorso ad uno stabilimento che pe' suoi principii, e per la sua conservazione è un visibile miracolo della Provvidenza.

            La pubblica esposizione continuerà tutti i giorni dalle 10 del mattino alle 6 di sera, nel solito locale via della Basilica, N° 3, piano 1°; sul principio di giugno avrà luogo la pubblica estrazione. {21 [21]}

 

 

19 giugno 1852

 [Benedizione dell'Oratorio di Valdocco]

            Oratorio di S. Francesco di Sales in Valdocco. - Domenica prossima avrà luogo con grande solennità la benedizione dell'Oratorio di Valdocco, che si venne costruendo mercè le cure dell'ottimo sacerdote D. Bosco, e i sussidi di benemeriti cittadini. Alla fine di questo mese poi vi sarà l'estrazione della lotteria che si aperse con tanto successo per sovvenire alle spese della costruzione dell'Oratorio. I premi ascendono a 3300. Essendovi ancora da smaltire alcuni biglietti, noi preghiamo caldamente quelle persone caritatevoli che volessero concorrere ad una buona opera, a farne acquisto al più presto. Il prezzo di ogni biglietto è di cent. 50.

 

 

23 giugno 1852

 

Benedizione dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in Valdocco.

Domenica, 20 giugno, si benediceva la chiesa dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in Valdocco. Ecco in due parole l'origine e lo scopo di quest'Oratorio. Il sacerdote Bosco, catechizzando i giovani nella chiesa di S. Francesco di Torino, vide il gran frutto che si potrebbe ricavare coltivando quell'età, la quale non dà talvolta nel pessimo, se non perchè è abbandonata a se stessa. Sospinto da un santo zelo e da un'ardentissima carità, prese a radunare quel maggior numero di giovani che più gli fosse possibile, li condusse con sè ad assistere ogni domenica alle funzioni religiose, e poi a sollazzarsi innocentemente come comportava la loro età. Iddio benedisse i suoi sforzi. I giovani artigiani accorsero in gran numero, e s'ascrissero al suo Oratorio. Egli dovette spesse volte mutare di sito, perchè il locale prescelto gli diveniva sempre ristretto. In ultimo decise di fabbricarsi una chiesa per ciò. E confidando nella Provvidenza e nella religione de' Piemontesi, vi mise mano. Nè restarono deluse le sue speranze, perchè in undici mesi la chiesa fu finita, ed è quella appunto che domenica fu benedetta. Siccome la prosperità morale e religiosa di quest'Oratorio non fa che crescerne i bisogni materiali, così noi nel dare questa notizia, caldamente raccomandiamo ai Piemontesi di soccorrere a questa nobile istituzione.

 

 

3 luglio 1852

 [Estrazione dei premi offerti per l'Oratorio Maschile di Valdocco]

            Per alcuni incumbenti che non si poterono compiere pel giorno fissato per l'estrazione dei premi offerti per l'Oratorio Maschile di Valdocco

            LA PUBBLICA ESTRAZIONE RESTA IRREVOCABILMENTE STABILITA PEL GIORNO 12 DEL CORRENTE LUGLIO.

            Intanto la pubblica Esposizione continua nel solito locale, contrada della Basilica, porta N° 3, dietro S. Domenico, dalle ore 9 del mattino alle 6 di sera. {22 [22]}

 

 

13 novembre 1852

 

Lotteria femminile.

Gli oggetti rimasti nella lotteria fatta a favore dell'Oratorio maschile di Valdocco, Torino, sono posti in liquidazione col ribasso del 20 per 100 sopra il prezzo stabilito dal benemerito estimatore giurato Angelo Olivero.

Cominciando dall'11 corrente, il locale è aperto al pubblico tutti i giorni non festivi, dalle 9 del mattino alle 4 1/2 di sera, contrada della Basilica, piazza S. Giovanni, sotto alla limosineria di S. M., piano terreno.

 

 

5 gennaio 1853

 

Letture Cattoliche

            È uscito il fascicolo 19 delle Letture Cattoliche contenente una disputa tra un Avvocato ed un Ministro protestante.

            I signori Associati di Torino potranno ritirarlo all'Ufficio, posto in via Bogino, porta num. 3, scala nel cortile.

            La spedizione per le Provincie sarà fatta nella settimana.

            L'Ufficio è aperto dalle ore 9 alle 11 del mattino, e dalle 2 alle 4 pomeridiane.

 

 

8 febbraio 1853

 

Letture Cattoliche.

I nostri associati avranno ricevuto coll'ultimo numero e supplimento dell' Armonia un libretto che serve d'introduzione alle Letture Cattoliche. Da questo e dal programma distribuito qualche tempo prima risulta l'idea di quei generosi cattolici i quali hanno messo mano a tale opera che loro dovrà costare di molti e gravi sacrifizi, ma che riuscirà certamente di gran vantaggio al Piemonte. Quest'associazione si propone di diffondere libri di stile semplice e dicitura popolare, risguardanti esclusivamente la Religione Cattolica. In ciascun mese uscirà un fascicolo di 108 pagine, e il prezzo d'associazione non è che di L. 1 80 all'anno. Di modo che gli associati avranno un volume di 1296 pagine per L. 1 80. Ciò come ben si vede non potrà tornare che a scapito della società. Pure essa è pronta a rimettervi del proprio. Ma raccomandiamo intanto ai nostri concittadini di associarsi a questa nuova produzione, ricorrendo perciò alla nostra tipografia, al sig. Giacinto Marietti, o agli Eredi Ormea.

 

 

1 marzo 1853

 

            I benemeriti signori Raccoglitori delle Associazioni alle LETTURE CATTOLICHE sono pregati di trasmettere alla Commissione centrale di Torino nel più breve spazio di tempo possibile il numero delle fatte associazioni per norma della medesima. {23 [23]}

 

 

31 marzo 1853

 

 [1º Fascicolo delle Letture Cattoliche]

 

Torino, Tipografia dir. da P. DE-AGOSTINI.

 

Si è pubblicato il 1º Fascicolo delle

LETTURE CATTOLICHE

 

            Si vende anche separatamente al prezzo di cent. 20. - Chi ne acquista 50 copie le avrà franche di porto per L. 8.

            Trovasi vendibile in Torino presso i librai Giacinto Marietti, Eredi Ormea, Degiorgis in Contrada Nuova ed alla tipografia dir. da P. De-Agostini, via della Zecca, N° 23, casa Birago.

 

 

12 aprile 1853

 

Lotteria

di una cassa di ferro con vari segreti offerta a benefizio dell'Oratorio maschile di Valdocco, approvata dall'Intendenza generale con decreto del 2 marzo 1853.

            L'esposizione ha luogo nel caffè della Borsa, via di Porta Nuova, vicino piazza S. Carlo.

            L'estrazione avrà luogo il 31 del prossimo mese di maggio nella casa dell'Oratorio suddetto.

            Il prezzo di ciascun biglietto è di franchi 1; e chi ne prende una cinquina avrà una consolazione del valore di lire due.

            (MB 4,594-595)

 

 

4 giugno 1853

Notizie storiche intorno al miracolo del ss. Sacramento

avvenuto in Torino il 6 giugno 1453

con un cenno sul QUARTO CENTENARIO del 1853

CON ELEGANTE LITOGRAFIA

PER CURA DEL SAC. GIOVANNI BOSCO.

 

            Vendesi alla Tip. dir. da P. De-Agostini, via della Zecca, N° 23, dal Libraio G. Marietti, dagli Eredi Ormea sotto i portici del Palazzo di Città, e da altri Librai al prezzo di CENT. 10. {24 [24]}

 

 

21 giugno 1853

 

Bugie di Amedeo Bert, ministro valdese.

Per avere un saggio della buona fede dei nostri Valdesi, che con tanta gentilezza dicono che l'Armonia MENTISCE SFACCIATAMENTE, e che i giornali clericali sono VILI CALUNNIATORI, preghiamo i nostri lettori a procurarsi il 5° fascicoletto delle Letture Cattoliche. Nel trattenimento XVII e XVIII l'autore esamina il libro di Amedeo Bert, ministro valdese, intitolato I Valdesi, e vi scopre tante falsità che tutta la stessa carità evangelica della Buona Novella non potrebbe ascrivere ad altro che ad una stomachevole malafede. Ben inteso che, non avendo noi agio di confrontare il libro del Bert cogli storici dal medesimo falsati, lasciamo tutta la responsabilità di quelle asserzioni allo scrittore delle Letture Cattoliche. E qui non possiamo a meno di raccomandare questa utilissima associazione, la quale ne' tre mesi di sua vita riunì già circa quindici mila associati.

            L'autore, dopo aver dimostrato che il Bert falsò il testo del Policdorfio, così prosiegue a parlare delle falsificazioni fatte agli scritti del priore Marco Aurelio di Luserna, e di Claudio Seyssel, Arcivescovo di Torino.

            «Bert afferma, che il priore di Luserna chiama i Valdesi Apostolici, cioè discendenti dagli Apostoli.

            Prima menzogna. Il priore di Luserna dice nulla dell'apostolicità de' Valdesi, anzi riferisce che cominciarono a comparire nel 1160.

            Della loro origine non si può avere certezza.

            Seconda menzogna, Il priore di Luserna dice chiaramente: i Valdesi, per dimostrarsi antichi, si vogliono discendenti di Valdo, il quale cominciò a formarsi una nuova dottrina nel 1160.

            Nel secolo nono e decimo i Valdesi non erano setta nuova.

            Terza menzogna. Rorenco ciò afferma degli Iconoclasti e di altri eretici, senza far sillaba dei Valdesi.

            Sempre ed in ogni tempo i Valdesi esistettero nella valle di Angrogna, non molto distante da Pinerolo.

            Quarta menzogna. Rorenco, dopo aver accennato la comparsa di Pietro Valdo nel 1160, continua: - Havvi chi vuole presupporre, che alcuni de' Valdesi o poveri di Lione, scacciati da Lione, se ne fossero sin da quei tempi, 1160, ritirati nella valle di Angrogna; ma credo che si siano solamente trattenuti nel Delfinato».

            «... Egli fa dire a Claudio secondo il numero dei più.

            Prima menzogna. Claudio dice NONNULLI alcuni, perciocchè il parere dei più è un sentimento ammesso da tutti i buoni; NONNULLI alcuni è un sentimento privato seguito da pochi, e per lo più di poca considerazione.

            Essi Valdesi traggono l'origine da un tale Leone.

            Seconda menzogna. Claudio dice: Fabulantur nonnulli hanc sectam initium sumpsisse: perciò Claudio afferma essere una vera favola che i Valdesi derivino da quel Leone.

            Traggono origine da un tale Leone. {25 [25]}

            Terza menzogna. Claudio dice che questo Leone è un uomo sognato, e che nulla havvi di più favoloso: Quo sane commento, quid esse potest fabulosius? Che cosa vi può essere di più favoloso di questa invenzione? Sono parole di Claudio.

            Claudio confessa che i Valdesi discendono da un tale Leone.

            Quarta menzogna. Claudio non solo non confessa tal cosa, ma la rigetta come favola, e afferma positivamente che i Valdesi ebbero origine da Pietro Valdo».

 

 

10 novembre 1853

 

Almanacchi pel 1854.

 [...] Annunziamo in pari tempo, che dalla tipografia diretta da Paolo De-Agostini venne in luce un Almanacco Nazionale, intitolato: il GALANTUOMO, dove sono molte preziose notizie statistiche, belli insegnamenti, tanto riguardo alle cose religiose, quanto al vivere sociale ed all'agricoltura. Si vende al prezzo di cent. 20.

 

 

12 novembre 1853

 

Torino, 1853. - Tipografia diretta da P. DE-AGOSTINI

via della Zecca, N° 23, casa Birago.

 

Il Galantuomo

ALMANACCO NAZIONALE

PER L'ANNO 1854

 

INDICE DELLE MATERIE

Ai miei lettori

Feste mobili, ecc.

Calendario

Informazioni statistiche

Valore delle monete estere al pari

Regole per la coltura dei bigatti

Nozioni di meteorologia

All'ombra d'una quercia

Il bifolco, canzone

I sei discorsi del venerando

            Simone

Aneddoti

Massime morali

Fiere principali dello Stato

 

 

10 agosto 1854

 

Soccorso all'oratorio di s. Francesco di Sales.

A tutti è noto con quanto zelo e con quanta carità il sacerdote D. Giovanni Bosco si sacrifichi per l'istruzione e per l'educazione dei giovani dell'infima classe del popolo, i quali in generale sono abbandonati a loro stessi in fatto di educazione. E quale sia {26 [26]} il risultato di quest'abbandono, niuno meglio potrebbe dircelo che i magistrati incaricati di punire i delinquenti, i quali sono per la maggior parte spettanti a questa classe. Quanti delitti non previene la carità del pio sacerdote! A tutti è noto parimente che quest'Opera, sotto il patrocinio di S. Francesco di Sales, non ha altro modo di sostentamento da quello in fuori che le viene dalla privata carità delle persone dabbene, non ricevendo la medesima alcun sussidio di pubblica beneficenza. Ognuno potrà di leggieri immaginarsi quali spese occorrano per mantenere ed alloggiare un centinaio di giovani, massime in quest'anno, in cui la carezza de' viveri si fa sentire sopra tutte le borse. All'approssimarsi del colera, nuove ed urgenti spese furono necessarie per ripulire il locale, per diminuire nel medesimo sito il numero dei letti, e quindi riattare altre camere a quest'uso destinate, provvedere lingeria, ecc. Sappiamo di buon luogo che il buon sacerdote, benchè sempre eguale a se medesimo e riposantesi tranquillamente in quella Provvidenza, che non viene meno agli augelli dell'aria ed alle fiere del bosco; tuttavia si trova in gravi strettezze, ed è disposto a qualunque sacrificio piuttosto che abbandonare i suoi cari giovani, ora che più che mai abbisognano di soccorso. Non dubitiamo che le anime generose verranno in soccorso dell'ottimo e caritatevole sacerdote, alle quali il medesimo si dichiara debitore di tutto ciò che ha finora adoprato a vantaggio della gioventù.

 

            (MB 5,81)

 

 

9 settembre 1854

 

Aprimento di un laboratorio a benefizio di poveri.

Ad oggetto di procacciare lavoro ad alcuni poveri figli ricoverati nell'Oratorio maschile di S. Francesco di Sales in Valdocco, sotto la direzione del benemerito sacerdote D. Giovanni Bosco, fu aperto un laboratorio da legatore di libri. Le persone, che somministreranno libri, o altri oggetti di lavoro, oltre l'agevolezza del prezzo, concorreranno a sostenere un'Opera di pubblica beneficenza. Noi caldamente raccomandiamo questo stabilimento, capendo essere già stati ivi ricoverati diciotto ragazzi rimasti orfani nella micidiale emergenza del colera; e altri ancora saranno fra breve ricoverati.

 

 

25 novembre 1854

 

Almanacchi.

Dalla tipografia diretta da P; De-Agostini è venuto in luce l'almanacco nazionale per l'anno 1855, col titolo IL GALANTUOMO. Basta riferire l'indice di questo almanacco, per farne risaltare la bontà e utilità del medesimo: - Il Galantuomo a' suoi amici. - Famiglia Reale. - Le quattro stagioni. - Eclissi. - Breve regola per gli orologi a tempio medio. - Feste mobili, quattro tempora, numeri dell'anno. - Calendario. - Fiere dello Stato, e principali {27 [27]} dell'Estero. - Mercati. - Nuova tariffa delle monete. - Valore delle monete estere al pari. - Ricette per bevande suppletive al vino. - Ricette per levar macchie dagli abiti. - Feste dell'anno. - Aneddoti. - La Gioventù. - Una canzone piemontese. - Questo utilissimo almanacco di ben 128 pagine, si vende al tenue prezzo di 20 centesimi.

 

 

7 marzo 1855

 

Conversioni al cattolicismo nell'Oratorio di san Francesco di Sales in Torino.

Non havvi cosa più consolante pei cattolici, quanto il vedere ogni giorno crescere il numero dei figli della luce. Noi abbiamo già più volte accennato, come parecchi cattolici incautamente strascinati all'errore, mercè la frequenza agli oratorii per la gioventù di questa città, siano entrati in loro stessi, ed abbiano fatto ritorno alla Religione Cattolica. Sono appena tre mesi, che un giovane israelita, allievo di quest'oratorio, abbandonava l'ebraismo, e diveniva cristiano.

            Un mese e mezzo addietro pubblicavamo come certo Michele Trombotti, lusingato dai doni e dalle promesse dei protestanti, aveva dato il suo nome a questa setta. Frequentò qualche tempo l'oratorio di S. Francesco di Sales, i raggi della grazia divina penetrarono nel cuore di lui, e trionfarono. Ora vive da buon cristiano, da fervoroso cattolico.

            Due domeniche fa abbiamo con vera compiacenza veduto ivi due giovanetti, che avevano cessato di frequentare le scuole protestanti (a cui erano allettati da offerte quotidiane), e con cuore pien di giubilo cominciarono nuovamente a frequentare le pratiche religiose dei cattolici. Domenica scorsa (4 marzo) abbiamo assistito al Battesimo di un valdese.

            Questo giovane, di nome Avandetto, era nato a Torre di Luserna. I suoi genitori il lasciarono crescere nell'abbandono e nel totale oblio della religione e della moralità. Affinchè, dicevano essi, giunto all'età competente, scegliesse, o si facesse quella religione, che più gli sarebbe gradita. Nella fatale invasione del colera vennero colpiti ambi i suoi genitori, ed egli rimase orfano, abbandonato, esposto ai pericoli, cui va pur troppo soggetto un giovane di quindici anni senza educazione e senza religione. La divina Provvidenza, che veglia sul destino degli uomini, dispose che egli fosse ricoverato nella casa dell'oratorio di S. Francesco di Sales. Ivi ebbe alloggio, vitto, vestito, istruzione. Interrogato quale religione intendesse di abbracciare, rispondeva: Io desidero di abbracciare quella religione, che mi può salvare. Dopo quattro mesi di catechismo apparve abbastanza istruito per ricevere il Battesimo, ed essere ricevuto in grembo alla Chiesa Cattolica.

            Domenica pertanto, alle tre e mezzo pomeridiane, Monsignor Giovanni Pietro Losana, Vescovo di Biella, si recava all'oratorio di S. Francesco di Sales per fare la pia funzione. Non sappiamo, se sia più degna d'ammirazione la grande allegrezza che inondava il cuore del catecumeno, o la gioia che traspariva {28 [28]} in volto a numerosa schiera di giovanetti che lo circondavano. Pattino fu il cavaliere Marco Gonella, mattina la signora Angela Gonella, nata Piacenza, amendue membri di quella famiglia, la quale si trova sempre dovunque havvi un'opera di beneficenza, un atto di cristiana pietà da esercitare.

            Compiuta la sacra funzione, Monsignore pronunciò un breve discorso, in cui dimostrò quanto esultasse il suo cuore nel rimirare in questi giorni tanti figliuoli delle tenebre abbandonare l'errore per venire a riposare in seno alla Chiesa Cattolica. Deplorò poi con viva commozione come tanti figliuoli della luce, lasciandosi pazzamente trascinare all'errore, e abbagliati dall'idea di novità, abbracciano una religione senza autorità, senza sacramenti, abbandonata al capriccio di ciascuno. «Miei cari figli, diceva con forza, credetemi, il protestantesimo è una religione senza Credo, senza Simbolo, perchè ciascun protestante crede quello che vuole, e nel modo che vuole. Non si possono avere due paesi protestanti, nemmeno due famiglie, anzi neppure due individui della medesima famiglia, i quali credano le medesime cose in fatto di religione. Può darsi che ci siano cattolici così privi di senno, che giungano ad abbandonare la loro religione santissima, per tener dietro ad un fantasma religioso, che da ogni lato non presenta altro che carpiccio, vanità e disordine?».

            Conchiuse poi coll'ammonire il neofito a farsi ulteriormente istruire nella religione abbracciata, adoperandosi con diligenza e coraggio a mantenersi fermo nella fede fino alla morte. Volse infine un'apostrofe agli astanti animandoli tutti a vivere da buoni cattolici, per dimostrare colle opere e colle parole che noi professiamo una religione santissima, religione divina, quale si è la Cattolica, Romana, Apostolica, fuori di cui niuno può salvarsi.

            Finalmente il buon Prelato, fra concenti musici eseguiti dai giovani addetti a questo Oratorio, impartiva la benedizione col Santissimo Sacramento.

            Così possiamo annumerare un cattolico di più, speriamo che vivrà in modo da essere un giorno abitator del cielo.

 

 

27 agosto 1855

 

Abiure all'Oratorio di S. Francesco di Sales.

È sempre consolante per noi il poter registrare le nuove prede rapite all'eresia a dispetto di tutta la rabbia libertina per iscreditare i dommi e la morale della Chiesa Cattolica. L'ottimo sacerdote D. Bosco, che così attivamente lavora colle opere e cogli scritti a benefizio della classe popolana, raccoglie sovente i frutti del suo zelo anche nel campo dell'eresia. Eccone un nuovo saggio:

            Sabato, diciotto del corrente, nella chiesa dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, due segnati di Calvino, padre e figlio, rinunziarono all'eresia per ritornare alla religione cattolica, apostolica, romana, da cui i loro antenati sgraziatamente si allontanarono.

            Il sig. marchese Domenico Fassati era pattino; la pia di lui consorte marchesa Maria nata De Maistre ne era mattina. {29 [29]}

 

 

1 dicembre 1855

 

Il Galantuomo, almanacco nazionale per il 1856.

La Direzione delle Letture Cattoliche pubblicò il suo almanacco, il Galantuomo, pel 1856. Oltre ad una piacevole descrizione della Crimea, sotto forma di viaggio, fatto in quel paese dal Galantuomo, vi si trovano varie utili nozioni adattate al popolo, intorno ad invenzioni e scoperte: cioè de' bachi da seta, del cotone, patate, orologi, battelli e macchine a vapore, strade ferrate, telegrafo, carta, ecc.

            È questo il modo più facile di spandere in mezzo al popolo la cognizione di questo progresso delle scienze naturali. Non v'ha dubbio, che si richiede non mediocre abilità per trattare queste cose in mdo adattato al popolo. Ma gli scrittori del Galantuomo possedono a meraviglia questo talento[1].

 

 

1 febbraio 1856

 

Ravvedimento dei seguaci del Grignaschi

            Si sa che quello sciagurato del Grignaschi sconta il suo falso e sconcio misticismo nel castello d'Ivrea. Si sa parimente che il teatro principale delle sue tutt'altro che gloriose gesta era il villaggio di Viariggi. La condanna del Grignaschi non ispense la setta, che aveva preso ampie e profonde radici in quella povera terra: anzi durò sempre mai rigogliosa e più che mai caparbia e sorda ad ogni fatta ammonizioni di sacerdoti, di missionari, di Vescovi. Finalmente l'ora assegnata da Dio alle sue misericordie è giunta, e siamo oltremodo lieti che queste misericordie furono con tanta larghezza profuse su quella povera terra, che sorpassò ogni desiderio dei buoni.

            Nella seconda settimana di questo mese di gennaio recavansi a Viariggi per predicarvi la missione il sig. canonico della Metropolitana di Torino Borsarelli di Riffredo e il sig. D. Bosco, fondatore e superiore dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino. Alla prima predica d'introduzione non assisterono che un cencinquanta persone. Imperocchè vuoisi sapere che, non sì tosto si seppe nel villaggio che dovea venirvi la missione, i capisetta si radunarono a conciliabolo per discutere del modo tenendi in questa congiuntura. E venne deciso che tutti gli affigliati s'asterrebbero rigorosamente dal frequentare la chiesa, ed inoltre si dovesse concertare un ballo, o serata musicale, che si terrebbe per tutti quanti i giorni durerebbe la missione. Fu quindi designata la sala per il ballo, accontati i suonatori, ed ogni cosa disposta per fare, come si dice, un contraltare. {30 [30]}

            Montato in pulpito il D. Bosco, e vista quella piccola udienza, lungi dal perdere coraggio, pose più che mai la sua fiducia in Colui che regge i cuori degli uomini. Rallegratosi con que' pochi, che erano presenti, delle loro buone disposizioni, venne confortandoli nel loro proposito, ed anche eccitandoli a condurre quanti più potevano in chiesa con loro. Fra le altre cose toccò, come si suole, il punto gravissimo del dover approfittare della misericordia del Signore, che veniva loro offerta, non forse Dio li castigasse col non lasciare più loro tempo di approfittarne altra volta. E tanto più eravi ragione di temere che Dio desse mano a' castighi, in quanto si vedeva nel paese una decisa opposizione alla missione. E potrebbe, soggiunse, il Signore castigare anche con morti improvvise.

            Terminata la predica, nell'uscire della gente dalla chiesa, un cotale prese a dire che non valeva la pena di andar a sentire il missionario; venite, disse, ad ascoltare me, che predico meglio del missionario. Poche ore dopo, cioè verso la mezzanotte, quell'infelice venne subitamente assalito da grave male, che lo pose in punto di morte: si andò tosto pel parroco, che, accorso in fretta, trovò già morto quel disgraziato.

            Divulgatosi il mattino quel caso, ognuno confrontando le parole del missionario colla morte di quel meschino, credette di ravvisarvi un castigo di Dio. Da quel punto tutto il popolo, con un sol cuore e con un'anima sola, correva a tutte le prediche della missione; e la benedizione del Signore fu tanta, che di circa tre mila persone, quanti conta d'abitanti quella terra, non vi fu un solo tra gli adulti che non si accostasse a' Sacramenti.

            E con ciò quel poveretto (Dio gli abbia fatto misericordia!), il quale disse che predicava meglio del missionario, disse vero, e per sua sventura troppo vero!

            Tra i poveri illusi dalle ciarlatanerie del Grignaschi primeggiava una donna conosciuta sotto il nome della Madonna rossa, la quale appunto affettava le vesti ed il portamento, che nel suo concetto erano da madonna; ed un vecchio conosciuto sotto il nome di Padre eterno, il quale pure vestiva e parlava coll'intenzione di spacciarsi ciò che il nome assunto significava: due parodie, che muoverebbero a sdegno ed orrore, se non muovessero più a pietà di que' poveri terrazzani così grossolanamente abbindolati da un sucido impostore. La misericordia di Dio si stese anche a questi due più manifesti e viventi emblemi della setta.

            I settari principali fecero la loro abiura, e diedero a' missionari le più consolanti prove, che il ravvedimento era proprio opera del Signore. Dal loro canto i due missionari, sopraffatti dalle straordinarie fatiche nel cogliere tanta messe, furono sostenuti ed abbondantemente compensati dall'immensa consolazione nel vedere quel buon popolo sciolto dal fascino ingannatore della setta. Possiamo dire de' missionari: Euntes ibant et flebant mittentes semina sua, ve-nientes autem venient cum exultatione portantes manipulos suos (Psal. 125).

            Per poter giudicare dell'importanza di questo fatto converrebbe che i missionari potessero dire ciò che loro vieta il segreto inviolabile, e la modestia; od {31 [31]} almeno che noi potessimo raccontare ciò che la prudenza non permette. Tuttavia coloro che sono informati del male grandissimo fatto a que' terrazzani dal Grignaschi e da' suoi secondini, della cecità di quella povera gente, che la-sciossi pigliare al laccio di una santità e d'un misticismo così poco mistico, e finalmente degli sforzi di parecchi anni tornati inutili per far loro aprire gli occhi, troveranno di che benedire la misericordia del Signore.

            Giova sperare, che colui che cominciò l'opera, ipse perficiet, confirmabit solidabitque (I. Pet., V,10). Tuttavia conviene, che i buoni aiutino quel buon popolo colle loro orazioni: perchè il tempo s'avvicina che il Grignaschi avrà finito la sua pena nel carcere. Quello sciagurato, lungi dall'aver mai dato il menomo segno di ravvedimento, dura più che mai ostinato e fanatico nelle sue empietà. E non sì tosto sarà posto in libertà, correrà all'antico suo campo per seminarvi la zizzania. Le preghiere de' giusti sostengano i buoni terrazzani di Viariggi sulla buona strada: e tanto più vogliamo sperare la loro perseveranza, in quanto che essi non fuorviarono per tristizia di cuore, ma per inganno della mente: anzi non poterono essere tratti in inganno, se non abusando della loro bontà, ed il lupo non potè entrare nell'ovile, che vestendo la pelle di pecora, anzi pigliando le forme di buon pastore.

 

 

4 febbraio 1856

 

Maniera facile per imparare la Bibbia.

Dai tipi di G. B. Paravia veniva pubblicato or ora un libriccino tra le operette delle Letture Cattoliche col titolo: Maniera facile per imparare la S. Bibbia, ad uso del popolo cristiano, con una carta geografica della Terra Santa, per cura del sacerd. Giovanni Bosco. Il nome dell'autore dice abbastanza, che il libro risponde allo scopo prefisso: si sa quanto quest'ottimo sacerdote sia zelante, operoso, ed insieme intelligente e pratico nell'istruzione del popolo. Quanto all'intento dell'autore, eccolo espresso colle sue parole nella prefazione: «La presente Storia Sacra è destinata ad uso de' cattolici, e specialmente di coloro, che, o per occupazione o per mancanza di studio, non possono percorrere libri di maggior mole, e di più elevata erudizione.

            Mio scopo si è di far notare come sieno contenute nella Bibbia parecchie verità professate dai cattolici, e negate dai nemici di nostra religione. Questo libretto è un compendio della Storia Sacra da me compilata, e che già si usa in parecchie pubbliche scuole. Nello scrivere ho procurato di seguire, per quanto mi fu possibile, compendi di storie sacre annesse ad alcuni catechismi approvati in diverse diocesi. Io spero che tutti quelli, che leggeranno questa Storia si adopereranno per diffonderla nelle scuole e nelle famiglie cristiane, persuaso che riuscirà vantaggiosa alla nostra santa religione, ed alle anime dei fedeli».

            Si vende dalla tip. Paravia, ed all'Oratorio di S. Francesco di Sales. Prezzo cent. 20. Chi ne compra cinquanta copie, ne riceve sessanta. {32 [32]}

 

 

22 febbraio 1856

 

Il IV anno delle Letture Cattoliche.

Le Letture Cattoliche, che i nostri lettori conoscono, sono in sul cominciare il loro IV anno di vita così feconda di eccellenti risultati. L'ultimo fascicolo dell'anno III porta il Libro della orazione dominicale scritto da S. Cipriano, volgarizzato dal conte Coriolano Malingri di Bagnolo. Il Conte di Bagnolo, senatore del Regno, era rapito alle lettere ed agli amici, non è ancora un anno, e basterebbe la traduzione di que-st'opuscoletto per far conoscere da quale spirito religioso fosse animato quell'uomo dabbene.

            Le Letture Cattoliche si volgono ai loro associati, come rendendo loro conto di ciò che esse fecero in questi tre anni. Dopo avere ringraziato gli associati del loro zelante e generoso concorso, ricordano lo scopo di questa pubblicazione colle seguenti parole:

            «Libri cattivi, e pessimi scritti, fatti per corrompere i cuori e falsare l'intelletto dei semplici, si spandono a profusione ed impunemente da una mano ignota, ma scaltra, e che specula l'oro sulle umane passioni a detrimento della fede, dei costumi, preparando alla famiglia, alla società intiera mali incalcolabili! È dunque di tutta importanza, anzi è dover nostro, affine di diminuire, per quanto è possibile i tristi effetti di quelli, di opporvi libri buoni per alimentare lo spirito ed i cuori di principii morali; che sieno di piccola mole per non fatigare troppo; e di tenue prezzo per non domandare che un leggiero sacrifizio.

            Tale è stato, o signori, ed è lo scopo delle Letture Cattoliche. Favorire pertanto questo nostro intento è fare opera eminentemente cattolica e sociale, è fare opera di carità. Ogni padre di famiglia dovrebbe perciò portare la sua pietra per assicurare le basi dell'edificio religioso e civile coll'associarvisi; ogni parroco dovrebbe proteggerla e promuoverla nella sua parrocchia; ogni facoltoso non potrebbe meglio impiegare una parte de' suoi averi, che associandovisi per distribuire i fascicolo gratis a coloro, ai quali mancano i mezzi materiali di farlo. Dal canto nostro crediamo di non aver mancato, avendo nel corso di soli tre anni, e con grave sacrificio, messo in circolazione oltre a seicentomila volumetti delle Letture Cattoliche: assai più ancora avremmo fatto, se fossimo stati aiutati a diffonderle in quei villaggi e città, ove pur troppo sono tuttora quasi ignote.

            Caldamente perciò ci raccomandiamo, e preghiamo gli egregi signori corrispondenti a volersi adoperare, affinchè crescano in numero i loro associati, e di fare che siano conosciute, ove non lo sono, nella persuasione ch'essi anche solo in questo modo si rendono benemeriti della religione e della società».

            Noi raccomandiamo vivamente quest'opera di vera carità: giacchè, se è tale l'impedire che un uomo sia avvelenato avvertendolo del veleno che sta per inghiottire, non può certamente essere opera di carità di minor importanza il premunire lo spirito dal veleno dell'errore. E chi per poco conosce gli orrori della stampa nel nostro paese, converrà facilmente che non mai si ebbe tra noi maggiore bisogno di opporre antidoti a tanti veleni, che si spargono. {33 [33]}

 

 

1 giugno 1856

 

Il Sacramento della Cresima

 

            Domenica scorsa, 25 del corrente, Monsignor Moreno, Vescovo d'Ivrea, amministrava il sacramento della Cresima a circa 1400 persone, fra cui varie assai adulte, nella chiesa dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, diretto dall'esimio D. Bosco. Era una consolazione dolcissima vedere lo zelante Prelato giu-gnere da Ivrea verso le 7 1/2 del mattino, e giunto appena, benchè stanco di un viaggio di oltre a quattro ore, vestire le sacre paramenta, incominciare la funzione, e non riposarsi mai finchè non l'ebbe terminata, locchè fu verso mezz'ora dopo il mezzogiorno. Era una consolazione il vedere tanta gente venuta da' paesi circonvicini, accalcarsi nella chiesa per ricevere i doni dello Spirito Santo, e fornirsi della virtù necessaria a sostenere gli assalti di Satanasso in questo tempo, che meritamente deve appellarsi tempo di persecuzione per la Chiesa. Era una consolazione il vedere quella chiesa modesta sì, ma decente assai, nè manchevole di certi ornamenti piuttosto bellini (fra gli altri una statua della Madonna Assunta, regalata, non ha guari, dal marchese Fassati), che da pochi anni sorge, ove prima lo spirito immondo teneva impunemente le sue tresche, e sorgere per accogliervi ogni dì, e specialmente nei giorni festivi, tante centinaia di giovani, che altrimenti crescerebbero rotti a ogni vizio, e andrebbero a gremire cerceri ed ergastoli; e accanto a quella chiesa alzarsi un bell'edilìzio (che ora sta ampliandosi), quale albergo d'ogni virtù, e testimonio visibile della carità (e chi non la vuole chiamare carità, la chiami filantropia) dei sacerdoti della Chiesa Cattolica. Era una consolazione infine vedere quel sant'uomo di D. Bosco, con la sua semplicità evangelica sul volto, affaccendarsi continuamente per tenere in ordine sì gran calca di popolo, e tuttavia, nel mezzo del suo affaccendarsi, conservare la sua calma e la sua dolcezza; e poi quel suo degno compagno D. Allasonati, anch'egli tutto zelo, e insieme con esso alcuni membri della Società di S. Vincenzo, tutti intenti a promuovere la buona riuscita della solenne cerimonia; e poi vari Fratelli delle Scuole Cristiane, che vegliavano sui giovani, ch'essi avevano condotto; erano tutte cose, che ti rassicuravano sul mantenersi della fede cattolica in Piemonte, anche a dispetto di tutti gli assalti dei protestanti.

 

 

8 giugno 1856

 

Notizie religiose

            Ci scrivono da Susa il 4 giugno sul Mese Mariano:

            «Mi è impossibile di farvi una descrizione che non sia di molto inferiore dal vero della bella solennità di domenica per la chiusa del mese di Maria. Vi dirò solamente che il numero delle comunioni sorpassò l'espettazione di tutti. Nella chiesa, piena zeppa di gente, credo che non vi sia stato alcuno che non {34 [34]} siasi accostato alla S. Mensa; e quel che è più importante, vi era sì grande numero di uomini, che di essi erano pieni il coro, tutti gli angoli vicini alla sacristia, e la sacristia stessa. Tutte le funzioni della giornata, cioè: la messa, i vespri e la processione, furono in modo sorprendente divote ed edificanti. E vi so dire, che coloro stessi che non amano nè funzioni religiose, nè chiesa, nè religione, dovettero confessare, che la processione (giacchè le altre funzioni essi non videro) fu in vero splendida e divota. Lasciando tutto il resto a migliore penna che non la mia, voglio parlarvi della bella e divota musica, che nelle funzioni di questa giornata venne cantata dai giovani allievi dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, di quell'uomo apostolico che è D. Bosco. Nel che dovete osservare, che se la musica in se stessa era eccellente, fu però a meraviglia eseguita, perchè quei bravi giovani col loro contegno, colla loro modestia, col loro divoto atteggiamento, davano a divedere, che sentivano in fondo del cuore ciò che esprimevano col suono della voce. E sapete pure quanto sia straordinario fenomeno un musico laico, che stia in chiesa con rispetto e con divozione. E quindi era una meraviglia, ed un'edificazione il vedere quei giovani musici stare con tanto raccoglimento, e sentirli a cantare con tanto affetto. Io desidererei che questa parte dell'educazione della gioventù, così mirabilmente praticata dall'ottimo D. Bosco, fosse più conosciuta e praticata, e che potessimo sbandire dalla Chiesa le profanazioni della musica teatrale, e dai musici peggiori della musica».

 

 

29 giugno 1856

 

Festa di S. Luigi all'Oratorio di S. Francesco di Sales.

Domani, 29 giugno, si celebra colla solita solennità e divozione la festa di S. Luigi Gonzaga nell'Oratorio di S. Francesco di Sales del sacerdote D. Giovanni Bosco. Pubblichiamo qui l'orario delle funzioni in quella chiesa, persuasi che la pietà dei fedeli non può avere uno spettacolo più edificante di quello che presenta in tal giorno quel sacro luogo pieno di tanta fiorente gioventù, atteggiata a raccoglimento e divozione.

            Indulgenza plenaria a chi, confessato e comunicato, visiterà questa chiesa, pregando secondo l'intenzione del Sommo Pontefice.

Decr. di S.S. Pio IX, 28 settembre 1850.

 

ORARIO

Lungo il mattino.

Messe e frequenza de' Ss. Sacramenti.

Ore 9. Ricreazione.

"     10. Messa solenne.

Dopo mezzodì.

Ore 3. Vespro solenne - Panegirico - Processione - Benedizione del SS. Sacramento. {35 [35]}

"     5. Lotteria per gli adulti.

"     6. Lotteria per tutti.

"     7. Concerto musicale, ed altri trattenimenti.

 

 

20 novembre 1856

 

Necrologia del T. Francesco Rossi.

Tra le perdite dolorose fatte in quest'anno nel clero torinese è sensibilmente grave quella del T. Rossi Francesco, direttore dell'oratorio di S. Luigi Gonzaga a porta Nuova. E poichè egli fu vero modello di virtù e di carità cristiana, noi crediamo bene dare un cenno sulle principali doti ed azioni, in cui precipuamente si segnalò questo degno ecclesiastico.

            Sortì egli dalla natura un'indole vivace e spiritosa, che egli seppe contenere e moderare a prò suo ed altrui. Ancor fanciullo formava già la consolazione dei parenti colla piacevolezza ed ubbidienza a quelle cose che a quella tenera età s'addicevano. Sensibile alle pene ed afflizioni altrui, mostrava con tutti volto placido e sereno, amabilità e dolcezza. Come in casa, così nella scuola, sia coi compagni, sia coi superiori, era con tutti affabile, rispettoso, compiacente, allegro.

            Due doti si ammiravano del suo carattere: soda pietà e vivo ardore per lo studio. Colla pietà egli seppe evitare quei compagni che sono ad ogni età pericolosi, ma specialmente alla gioventù: seppe acquistarsi la venerazione de' condiscepoli, l'affetto de' superiori e fornirsi di quelle virtù che di poi lo resero modello del ceto ecclesiastico. Col suo studio poi riuscì a percorrere lodevolmente la carriera letteraria, ed a riscuotere gli applausi negli esami, vuoi di latinità e di filosofia, vuoi di teologia e morale.

            Fatto sacerdote, non poteva più contenere il suo zelo a dettare esercizi spirituali, tridui, missioni, novene, era sempre pronto. Le prigioni, gli ospedali, molti istituti religiosi, la studiosa gioventù, gli stessi quartieri militari, sono testimoni del suo zelo e della sua carità!

            Ma che diremo della sollecitudine per i giovani pericolanti? Nei tre ultimi anni di sua vita fu direttore dell'oratorio di S. Luigi a porta Nuova. Qui il suo zelo non ebbe limiti. Prediche, catechismi, istruzioni, confessioni, avvisi, correzioni, tutto era in opera pei giovani di quest'oratorio. Qua l'avresti veduto a correre in cerca di un padrone per collocare un ragazzo disoccupato; colà raccomandare sofferenza al padrone o la diligenza all'artigianello; altrove portare di nascosto pane, farina, abiti, scarpe, ed oggetti d'ogni genere; tutto egli metteva in opera, purchè avesse potuto confortare e migliorare la sorte del suo simile, ed impedire le triste conseguenze, cui spesso lasciasi trascinare l'inesperta gioventù. Insomma egli era tutto a tutti per guadagnare tutti a Cristo.

            Ma l'uomo vale per un uomo. Tante fatiche di genere sì svariato finirono per indebolirgli sensibilmente la sanità. - Accortisi alcuni suoi amici, che una vita pubblica cotanto laboriosa, unita alle austerità, vigilie e penitenze della {36 [36]} vita privata, avrebbero finito con rovinarlo di salute, lo pregarono di volersi usare qualche riguardo. A cui egli rispondeva: la vita è breve, miei cari, facciamo presto quello che vogliamo fare. Un buon artigiano non deve differire fino a domani ciò che può far oggi.

            Con questi pensieri egli, benchè invitato, sollecitato a trarre partito de' suoi rari talenti coll'aspirare a luminose cariche, depose ogni idea d'impiego alto ed onorifico, ogni idea di interesse temporale, e dandosi costantemente all'esercizio della carità verso il prossimo, e specialmente verso la povera gioventù, impiegava ogni sollecitudine, ogni forza, ogni respiro, per guadagnare anime a Dio.

            Non è pertanto meraviglia se un uomo di tanta virtù, abbia con ammirabile ed eroica pazienza tollerato una lunga e penosa malattia, che di fatto riuscì a toglierlo di vita. In tutto il suo operare teneva il cuore rivolto a Dio; a lui si era consacrato, per lui avea lavorato, da lui aspettava la ricompensa; quindi egli mirava il fine della vita come principio della vera felicità. Con rara edificazione, munito di tutti i conforti della cattolica religione, fra le lagrime dei parenti e degli amici, egli solo pieno della fede dei giusti, col riso sulle labbra, abbandonava questo mondo di pianto per volarsene al Cielo. Il suo transito avveniva il giorno 5 di questo mese, nell'età di soli 28 anni.

            I giovani dell'oratorio di San Luigi, che in questo degno ecclesiastico riconoscevano un benefattore ed un vero padre, questi giovani che teneramente l'amavano, anzi, in certa maniera, lo adoravano in vita, rimasero inconsolabili alla di lui morte. Offerirono preghiere pel riposo dell'anima sua; accompagnarono il venerato cadavere fino alla tomba, e per dare ancora qualche sfogo al loro dolore s'unirono ai loro compagni dell'oratorio di San Francesco di Sales, e nel giorno 13 del corrente mese, nella chiesa di San Luigi, che per tre anni egli aveva esemplarmente diretta, gli fecero un funerale solenne per quanto il loro e stato e luogo comportava. La musica fu eseguita dai giovani medesimi. Molti di loro si accostarono di più alla mensa eucaristica. I parenti e parecchi suoi amici vi presero parte, lamentandone l'immatura perdita, ed adorando i giudizi del Signore, che toglie dalla sua vigna gli operai, quando se ne fa sentire maggiore il bisogno.

 

            (MB 5,559)

 

 

1 febbraio 1857

 

Vita di S. Pietro, del sacerdote Giovanni Bosco.

Crediamo che per il tempo che corre non sianvi libri più utili, anzi necessari di quelli che parlano dell'autorità del Sommo Pontefice. Imperocchè vediamo che da ogni lato i nemici della cattolica religione, sotto mille e svariati aspetti, tutti s'accordano ad assalire e battere in breccia il Papato. E siccome si fa di tutto dai nemici della Chiesa per insinuare nel popolo le medesime massime antipontificie, così è necessario che anche da questo lato si amministri l'antidoto, ove si propina il veleno. {37 [37]} Quell'instancabile uomo del Signore, che è il sacerdote Giovanni Bosco, pensò con grande opportunità di ovviare al danno che ne viene al popolo dai pessimi librucci e giornaletti, imprendendo a dettare la vita dei Sommi Pontefici in modo adatto alle più rozze menti: e cominciò, come è dovere, dalla vita di S. Pietro, la quale forma il fascicolo XI dell'anno IV delle tanto benemerite Letture Cattoliche. E un libretto di pag. 180, il quale, oltre alla vita del principe degli Apostoli in 29 capitoli, contiene un'appendice sulla venuta di San Pietro a Roma. Quest'appendice ci somministra in compendio tutto ciò che su questo punto gravissimo venne detto dai Ss. Padri, dagli scrittori cattolici, e dai protestanti stessi: a segno che oggimai è follia il voler rivocare in dubbio la venuta di S. Pietro in Roma. L'Autore con buon divisamento ordinò in modo il libretto, che possa essere poi continuato nei susseguenti fascicoli, anche per coloro che non fossero associati alle Letture Cattoliche. Il libro di D. Bosco non abbisogna di raccomandazioni. Piuttosto ci volgeremo ai buoni cattolici benestanti invitandoli a procacciarsi in copia questi libretti per poterli spargere nel popolo affine di rimediare, o prevenire i danni de' pessimi libri dei protestanti, e di certi così detti cattolici peggiori dei protestanti.

 

 

7 marzo 1857

 

Lotteria per gli Oratorii di d. Bosco.

Non è necessario che noi facciamo conoscere a' nostri lettori l'opera d'importanza massima, a cui si è specialmente dedicato l'ottimo sacedote D. Giovanni Bosco, cioè quello di raccogliere i giovani della classe popolana per istruirli, educarli e istradarli sia alla virtù, sia ad un mestiere da procurarsi la vita. Si sa parimente che quell'opera priva d'ogni mezzo di sussistenza, da quello in fuori che somministra la Provvidenza che ci dà il pane cotidiano, vive della carità e della generosità de' buoni cristiani. Ora quel buon sacerdote, per far fronte alle gravi spese, dispone ogni cosa per una Lotteria d'oggetti, dal cui programma togliamo quanto segue:

            «Crediamo cosa pubblicamente conosciuta come il sacerdote Bosco Giovanni, nel desiderio di promuovere il vantaggio morale della gioventù abbandonata, si adoperò che fossero aperti tre Oratorii maschili ai tre principali lati di questa città, ove nei giorni festivi sono raccolti, nel maggior numero che si può, quei giovani pericolanti della città e dei paesi di provincia che intervengono a questa capitale. In questi Oratorii havvi cappella per le funzioni religiose, alcune camere per la scuola ed un giardino per ricreazione. Ivi sono allettati con premi e trattenuti con un po' di ginnastica o con altra onesta ricreazione, dopochè hanno assistito alle sacre funzioni. Il numero di quelli che intervengono eccede talvolta i tre mila. Quando le stagioni dell'anno lo comportano, vi è scuola di lettura, scrittura, canto e suono. Un ragguardevole numero di pii signori sono solleciti a prestare l'opera loro col fare il catechsimo, col-l'adoperarsi che i giovani disoccupati vengano collocati al lavoro presso ad onesto padrone, continuando loro quell'amorevole assistenza che ad un buon padre si conviene. {38 [38]}

            Nell'Oratorio poi di Valdocco ci sono anche le scuole feriali di giorno e di sera, specialmente per quei ragazzi che o per l'umiltà delle lacere vesti o per la loro indisciplina non possono essere accolti nelle pubbliche scuole.

            Le scuole serali sono assai frequentate. Ivi è parimente insegnata lettura, scrittura, musica vocale ed istrumentale, e ciò tutto per allontanarli dalle cattive compagnie, ove di certo correrebbero rischio di perdere la scarso guadagno del lavoro, la moralità e la religione.

            Tra questi giovani, sieno della città, sieno dei paesi di provincia, se ne incontrano alcuni (per lo più orfani), i quali sono talmente poveri ed abbandonati, che non si potrebbero avviare ad un'arte o mestiere senza dar loro alloggio, vitto e vestito, e a tal bisogno si è provveduto con una casa annessa all'Oratorio di Valdocco, ove sono accolti in numero di oltre centocinquanta: loro è somministrato quanto occorre per farsi buoni cristiani ed onesti artigiani.

            Accennato così lo stato di questi Oratorii, si può facilmente conoscere ove sia diretto il provento della Lotteria: le spese dei fitti dei rispettivi locali, la manutenzione delle scuole e delle chiese, dar pane ai centocinquanta ricoverati, sono oggetti di gravi dispendi.

            Inoltre or sono tre anni nella fatale invasione del colera si dovette riattare un locale apposito, ove in quella congiuntura furono ricoverati in numero di quaranta orfani, parecchi dei quali sono tuttora nella casa. In quest'anno poi si è dovuto ultimare un tratto di fabbrica da alcuni anni messo in costruzione. Tutti questi lavori, sebbene eseguiti colla più studiata economia, resero indispensabile la spesa di oltre quaranta mila franchi. La qual somma coll'aiuto di caritatevoli persone fu già nella maggior parte pagata, ma rimane ancora un debito di dodici mila franchi».

            I membri della Commissione sono:

            Cays di Giletta conte Carlo, Presidente. - Bianco di Barbania barone Giacinto, Vice-Presidente. - Galleani d'Agliano cavaliere Lorenzo, Segretario. - Scarampi di Pruney marchese Ludovico, Direttore della Lotteria. - Cotta cavaliere Giuseppe, senatore del Regno, Cassiere. - Bellingeri avvocato Gaetano. - Bosco sacerdote Giovanni, Direttore degli Oratorii. - Bosco di Ruffino cavaliere Aleramo. - Cerruti Paolo. - De Maistre conte Carlo. - Duprè cavaliere Giuseppe, consigliere municipale. - Fassati marchese Domenico. - Galleani d'Agliano conte Pio. - Galleani d'Agliano cavaliere Michele. - Gonella cavaliere Marco, Direttore della Lotteria. - Grosso Carlo, Direttore della Lotteria. - Prever Achille. - Provana di Collegno conte Alessandro. - Roa-senda di Roasenda cavaliere Giuseppe. - Viancino di Viancino conte Francesco.

            Sarà quindi colla massima riconoscenza ricevuto qualunque oggetto d'arte o d'industria, cioè lavori di ricamo, di maglia, quadri, libri, drappi, tele e qualsiasi oggetto di vestiario. Si riceverà con gratitudine ogni lavoro in oro, argento, ecc. L'esposizione degli oggetti è in via Porta Nuova, N° 25, casa Gonella, piano 1°. {39 [39]}

 

 

22 marzo 1857

 

Lotteria a favore degli oratorii di D. Bosco.

La pubblica Esposizione degli oggetti posti in lotteria a favore degli oratorii di S. Francesco di Sales in Valdocco di S. Luigi a Porta Nuova, del S. Angelo Custode in Vanchiglia, diretti dal sac. Bosco Giovanni, è aperta al pubblico tutti i giorni dalla 10 1/2 mattina alle 4 1/2 pomeridiane, via Porta Nuova, N° 23, casa Gonella, scala sinistra, piano nobile.

            Prezzo di cadun biglietto cent. 50. Chi ne assume una decina avrà l'undecimo gratuito.

            Le persone caritatevoli, che volessero concorrere a quest'opera di beneficenza coll'offerta di altri doni, sono pregate di farli pervenire al locale suddetto.

 

 

1° aprile 1857

 

Il V anno delle Letture Cattoliche.

Col mese di marzo cominciava il V anno della pubblicazione delle Letture Cattoliche del sac. Giovanni Bosco. È oggimai più che superfluo il raccontare i meriti che questa pubblicazione ha grandissimi verso la Chiesa ed il popolo. Si sa con quanta solerzia e zelo sono dettati libriccini, e diffusi, atti ad istruire ed educare il popolo, illuminandolo sopra i suoi doveri di cristiano e di cittadino, e premunendolo contro i pericoli, a cui è esposta la sua coscienza dal lato religioso, come dal lato morale. Sono più di settecento mila i fascicoli che le Letture Cattoliche seminarono, e posero in mano al popolo nei quattro primi anni della loro esistenza! Quando si considera l'ardore, anzi la rabbia, con cui i protestanti si danno a spargere nel popolo le Bibbie adulterate, ed i loro libelli contro la religione cattolica, niuno è che non si senta compreso da venerazione e da riconoscenza per lo zelo di quell'egregio sacerdote, che è il sig. D. Bosco, il quale, fidato ne' soli aiuti che spera dalla carità cristiana, insieme con tante altre opere eccellenti, mantiene e fa prosperare le Letture Cattoliche! Giova poco il far compianti sulla sempre crescente empietà della stampa, se i buoni, i quali hanno del ben di Dio per venir in aiuto alle opere, che servono d'antidoto alla stampa cattiva, vanno stretti allo spendere. Ogni qual volta questi buoni in parole entrano a cantar le loro lamentazioni sui mali della stampa, converrebbe che taluno, battendo loro sulla spalla, dicesse: «Ehi, amico!; voi, che inveite come un predicatore contro la cattiva stampa, fate poi qualche cosa contro di essa? Quanto spendete in tutto l'anno per aiutare la stampa buona?». Quanti dovrebbero arrossire e tacere a quella inchiesta! Le Letture Cattoliche non costano che 36 soldi all'anno!, e quanto bene si potrebbe fare, e quanto male impedire, procurandone i fascicoli al popolo, che o non li conosce, o non li può comprare! Le domande d'associazione si possono fare o alla Direzione delle Letture Cattoliche, via San Domenico, N° 11, in Torino, o nelle provincie presso i corrispondenti, {40 [40]} di cui ci rincresce di non poter qui tessere il catalogo. Ma ognuno potrà facilmente averne contezza, indirizzandosi o al parroco od ai segretari dei Vescovi.

 

 

12 maggio 1857

 

Pubblica esposizione degli oggetti di lotteria a favore dei tre Oratorii di S. Francesco di Sales in Valdocco, di S. Luigi a porta Nuova, di S. Angelo Custode in Vanchiglia.

            Prezzo di cadun biglietto cent. 50; chi assume una decina ne riceve uno gratuito. Il tempo utile per offerire doni si estende a tutto il corrente mese; l'estrazione dei numeri vincitori è fissata pel 15 di giugno.

            In mezzo a tempi che sembrano poco favorevoli ad iniziare lotterie di questo genere, ci gode l'animo di poter annunziare che l'esito di questa fu felicissimo. Sei sale sono piene di preziosi doni di forma, di genere e di nome svariatissimi.

            Abbiamo pure inteso con piacere che lo smercio dei biglietti è molto soddisfacente. Non solo i nostri concittadini, ma anche i paesi di provincia, a cui pure si estende il benefizio di questi oratorii, concorsero alacremente tanto coll'offerta di doni, quanto coll'acquisto di biglietti.

            Noi raccomandiamo quest'opera di pubblico bene, sia perchè tutti vi possono concorrere con quella misura che la carità e l'agiatezza di ciascuno suggerisce, sia anche per la grande ragione che coll'offerta di un dono o coll'acquisto d'un biglietto si coopera a togliere dal pericolo un ragazzo che forse andrebbe a finire tristamente. Ognuno sa che lo scopo di questi oratorii si è accogliere ed instruire nella religione i giovani più abbandonati e pericolanti, e di avviarli ad una professione per così guadagnarsi onestamente il pane col lavoro delle loro mani.

 

 

19 maggio 1857

 

Letture Cattoliche, anno V, fase. II. - Vita di S. Paolo Apostolo, dottore delle genti, per cura del sacerdote Bosco Giovanni.

Il sacerdote Bosco ha intrapreso ad esporre la vita dei Santi Apostoli, quindi quella dei Papi, affine di far conoscere coi fatti quelle verità che i nemici della fede vorrebbero celare coi cavilli dei loro ragionamenti. Questo sembra anche a noi il mezzo più adattato per premunire il popolo; perciocchè, sebbene o per mancanza di tempo o di istruzione rifugga dai lungi ragionamenti e dai grossi volumi, legge tuttavia con una certa avidità quanto ha l'aspetto di racconto.

            Questo libretto, che è di pagine 168, oltre a pascolo morale, contiene molti tatti acconci a combattere molti errori dagli eretici per ignoranza o per malizia propugnati. - Per esempio, i protestanti vorrebbero negare la primazia a S. Pietro, e darla a S. Paolo; e loro si risponde col far notare come gli Apostoli {41 [41]} riconobbero sempre S. Pietro per loro capo e loro giudice nelle controversie religiose, e come lo stesso S. Paolo andò in Gerusalemme per visitarlo e dargli conto della sua predicazione, e così venerare in Pietro il vicario di Gesù Cristo.

            I protestanti tacciano d'intollerante la Chiesa Cattolica, perchè usa troppo rigore verso gli ostinati; e l'Autore reca le parole di Paplo, colle quali chiama Elima scellerato, arca di frode e di empietà, figlio del demonio; rapporta il fatto dell'incestuoso di Corinto che il santo Apostolo prima scomunicò, di poi vedendo ravveduto, accolse di nuovo nella comunione dei fedeli. I quali fatti dimostrano l'intolleranza della Chiesa Cattolica essere quella stessa di S. Paolo, che non voleva alcuna società tra Cristo e Belial, p. 21, 76, 81.

            Fra le cose che i protestanti non finiscono mai di ridire contro alla confessione, si è che ai tempi degli Apostoli non si parlò mai di tal sacramento, e tosto loro si risponde col fatto degli Efesini i quali alla predicazione di S. Paolo venivano in gran numero a dichiarare le loro colpe: confitentes et annuntiantes actus suos, pag. 74.

            I protestanti non vogliono tradizione, e tosto loro si risponde colle parole del santo Apostolo scritte ai Corinti, quando disse: Itaque, fratres, state et tenete traditiones, quas didicistis sive per sermonem sive per epistolam nostram, pag. 69. Lo stesso è notato nella lettera scritta dalle carceri di Roma al suo discepolo Timoteo: «Quello che tu hai imparato, egli dice, procura di farlo intendere ad uomini religiosi e capaci d'intulcarlo ad altri dopo di te», pag. 134.

            Insomma l'Autore si propone di combattere gli errori coi fatti, e ci sembra che egli raggiunga felicemente lo scopo. - Motivo per cui raccomandiamo caldamente queste letture, siccome il pascolo migliore contro agli errori dei tempi nostri. - Valgano queste nostre parole ad incoraggire tutti quelli cui sta a cuore il bene della religione, e specialmente i parrochi, a volersi adoperare con quei mezzi che sono in loro potere per far correre questi libretti per le mani dei popoli cristiani.

 

 

18 giugno 1857

 

Lotteria di beneficenza.

Annunziamo che l'estrazione dei numeri vincitori degli oggetti posti in lotteria a favore dei giovani che frequentano gli ora-torii maschili di questa città è invariabilmente fissata pel giorno 6 dell'imminente luglio.

            Dal catalogo dei doni che abbiamo sott'occhio vediamo con vera soddisfazione che il numero dei doni è molto copioso; ma che il numero dei biglietti da smerciare è eziandio considerevole. Onde noi raccomandiamo caldamente ai nostri concittadini quest'opera di beneficenza. Ognuno si ricordi che assumendosi anche un solo biglietto coopera a vestire i nudi, istruire gli ignoranti, albergare i pellegrini, e dar pane ai poveri affamati, che tale appunto è lo scopo dell'opera degli Oratorii maschili. {42 [42]}

            Ciascun biglietto cent. 50. Chi ne prende una decina avrà l'undecimo biglietto gratis.

            La pubblica esposizione è in via di Porta Nuova, N° 23, p. 1.

 

 

24 luglio 1857

 

Letture Cattoliche, anno V, fase. IV:

Vita de' sommi Pontefici, S. Lino, S. Cleto, S. Clemente; per cura del sac. Giovanni Bosco. - È questo il terzo fascicolo nella serie delle vite dei Papi, che il sacerdote Bosco ha intrapreso a raccontare al popolo cristiano. L'autore fa precedere una breve spiegazione di parecchie parole che soglionsi usare nelle vite dei Papi, ed in generale nella storia ecclesiastica. Le quali nozioni, se in genere sono utili a tutti, sono poi assolutamente necessarie pel popolo, a cui sono in modo speciale dirette queste letture.

            Racconta quindi le gesta di S. Lino, di S. Cleto e di S. Clemente. Ivi, lasciando a parte le complicate questioni che non fanno pel suo scopo, sulle traccie dei più accreditati scrittori delle antichità cristiane, tesse una storia ecclesiastica di circa trent'anni, cioè dall'anno 70 di Gesù Cristo al 103, che corrisponde al regno di questi tre primi successori di S. Pietro. Ivi non solamente sono esposte le loro azioni, ma viene popolarmente spiegato lo spirito della Chiesa primitiva, dal che viene a rendersi manifesto come il governo, la disciplina, i dommi, la morale della Chiesa antica, sono quegli stessi d'oggidì; che perciò sono rei di calunnia quegli eretici che tacciano di novità la Chiesa cattolica nel suo insegnamento e nelle sue istituzioni.

            L'autore espone, p. e., come S. Lino comandò alle donne di andare in chiesa col capo coperto, ma si nota subito che tal cosa fu ordinata per comando di S. Pietro, e siccome pure aveva già comandato S. Paolo. Il quale precetto fu da altri Pontefici rinnovato, e si osserva tuttodì presso i cattolici. (Pag. 36, 37).

            Riferisce come S. Cleto stabilì in Roma 25 presbiteri, perchè avessero cura d'anime, come hanno attualmente i nostri parrochi; che i presbiteri furono più tardi detti sacerdoti; quindi apparisce essersi introdotta niuna variazione nella Chiesa, nè quanto ai parrochi, nè quanto ai sacerdoti; la variazione essere tutta da parte dei protestanti, i quali, non ammettendo il sacramento dell'ordine, sono eziandio privi di sacerdozio, perciò senza parrochi, e senza sacerdoti.

            Noi pertanto raccomandiamo caldamente queste letture a qualsiasi condizione di persone, ma le raccomandiamo specialmente a quelli che per mancanza di tempo o di studio non possono percorrere i grossi volumi in cui tali materie sono discusse; e le giudichiamo vie più necessarie in questi tempi che i nemici della fede usano tutte le armi del dispregio e della menzogna per travisare i dommi e le istituzioni della Chiesa Cattolica, e denigrare la fama de' Vicari di Gesù Cristo, che nei vari tempi la governarono.

            Chi poi desiderasse istruirsi sopra k materie ivi brevemente trattate, può ricorrere agli autori che spesso in questo fascicolo sono citati. {43 [43]}

 

 

15 dicembre 1857

 

II Galantuomo, almanacco.

E pubblicato il Galantuomo, almanacco di strenna per gli associati alle Letture Cattoliche. Vediamo con piacere, che tra le altre cose istruttive e piacevoli, che contiene, havvi altresì un'istruzione popolare sull'igiene, in cui si danno avvisi intorno a questa parte importantissima della istruzione popolare.

 

 

4 febbraio 1858

 

Festa all'Oratorio di s. Francesco di Sales.

È stata la domenica ora scorsa un giorno di solenne e lietissima festa pei buoni giovanetti dell'Oratorio di S. Francesco di Sales. Orazio, il quale aveva insegnato, che omne tulit punctum qui miscuit utile dulci, non si sarebbe pensato, che il cristianesimo avrebbe suscitato di tali uomini, i quali per segreto e soave impulso della divina grazia, o, come altri direbbe, per felicità di natura, avrebbero in ogni atto largamente applicato quella sua massima, non per guadagnarsi gli applausi, ma per avviare turbe di gente sulla strada del cielo. E uno di cotali uomini è appunto l'egregio e benemerito sacerdote D. Bosco. Del che han potuto averne una prova quelli che ieri furono all'oratorio. Si celebrava la festa del Santo titolare di quella chiesa, e tutta la giornata fu così saviamente distribuita ed avvicendata in cose dilettevoli e sante, che essa passò tutta intiera come un momento a quella moltitudine di giovanetti. Vi fu sul mattino una comunione generale, alla quale si accostarono più di quattrocento fanciulli radianti nel volto per santo gaudio. Vi fu quindi messa solenne, stata cantata dal professore Ramello, che con amore e con gioia da circa un anno aiuta D. Bosco nella santa opera affidatagli dalla Divina Provvidenza. La musica dell'orchestra era composta tutta di quei giovanetti, parte studenti, parte artisti, buoni in generale, alcuni ottimi. Chiunque conosca l'indole irrequieta e mobilissima dei fanciulli, avrebbe agevolmente fatto le meraviglie, che regnasse in quella stipata chiesa tanto raccoglimento, e tanta divozione, e ciò senza gran numero d'assistenti. Pure è così, basta a contenerla nel dovere la virtuale presenza del caro lor Direttore. Il dopopranzo fu rallegrato da belle e svariate sinfonie di quella banda, e reso incantevole da' lieti ed onesti sollazzi di tutta quella vivacissima turba. Dopo il vespro ebbe luogo il battesimo d'un moro adulto, solennemente amministrato dall'ULmo e Rev.mo Monsig. Balma, stando a patrini il conte e la contessa di Clavesana, ai quali il suddetto moro va debitore della doppia sua redenzione temporale e spirituale. Compiuto il santo rito, Monsignore, salito all'altare, pronunziò non istudiate, ma commoventi parole in proposito, le quali furono con frutto e religiosamente ascoltate dall'affollata udienza.

            Terminate così le funzioni religiose colla benedizione del SS. Sacramento, si passò alla distribuzione dei premii, presieduta pur essa dall'esimio Prelato. I premiandi erano parte studenti e parte artisti, nè furono i superiori, che quelli aggiudicarono, ma il libero e coscienzioso voto dei compagni. La solita {44 [44]} banda rallegrava gli intermezzi. - Fu chiusa la distribuzione con un canto popolare intitolato: Pianto dei Romani per la partenza di Pio VII, egregiamente eseguito dal giovane Tomatis Carlo con un coro di più di venti voci.

            Dovette allora Monsignore privare di sua presenza quella cara gioventù da lui benedetta, ma certo porterà con sè lungamente tenera ricordanza di sì devota e lieta funzione, come resteranno incancellabili nel cuore di que' giovani e le savie sue parole e i paterni suoi modi.

            Restava ancora la rappresentazione d'un dramma intitolato: Baldini, bellissimo soggetto morale ed educativo. Si tratta d'un nobile cuore, che, trascinato dai cattivi consigli d'un compagno sulla via del delitto, giunge fino al segno di farsi capobanda di briganti. Ma la memoria di sua madre opportunamente rinverditagli, lo richiama all'onore ed alla virtù. La capace e lunga sala, che serve di studio, illuminata a gasse, fu prestamente convertita in teatro. I giovani attori si fecero tutti onore, ma sovratutti si guadagnò la simpatia e gli applausi il signor Fumerò, stato allievo della casa. Finito il dramma, e rialzato di nuovo il sipario, si vide sulla scena un'urna e un giovane, che andava a depositarvi sopra una ghirlanda di fiori. Quando a poco a poco esce dietro dell'urna un'ombra biancovestita e con in mano una fiaccola, che con bellissimo e funereo canto prese a rimproverare al giovane suo figlio la vanità de' suoi giacinti, e la sterilità delle sue lagrime. Era l'ombra di Vinciguerra, e l'esecutore il già lodato Tomatis, pittore.

            In cotal modo miscendo utile dulci, con grandissimo senno e con paterno amore l'esimio e reverendo D. Bosco seppe in un giorno solo santificare e rallegrare tanta gioventù, che egli ama come suoi figli, e cui essi amano come lor padre.

 

            (MB 5,793-795)

 

 

11 marzo 1858

 

Anno VI delle Letture Cattoliche.

Siamo lieti di annunziare che le Letture Cattoliche, così benemerite dell'istruzione del popolo, sotto la direzione dell' egregio sacerdote D. Giovanni Bosco, fioriscono più che mai rigogliose; e che nel VI anno di loro prospera esistenza già cominciato proseguiranno, come pel passato, nella loro opera di impugnare i nemici della religione cattolica, e d'istruire il popolo ne' suoi doveri religiosi e morali. I tre ultimi fascicoli contengono: La vita di San Policarpo e di S. Ireneo; la Breve esposizione delle epistole ed evangeli nelle domeniche e feste del Signore, con preghiere e riflessioni ad uso del popolo cristiano; e la Quaresima cristiana. Non possiamo dire di tutti questi opuscoletti: ma vogliamo notare che nella Quaresima cristiana l'autore seppe raccogliere il fiore di ciò che venne scritto sull'astinenza in generale, e sulla quaresima, spogliandolo di tutto ciò che havvi di troppo astruso, o troppo erudito per l'intelligenza del comune dei lettori, a cui questi libriccini sono diretti. Noi, che sappiamo anche un po' per esperienza quanto {45 [45]} sia difficile il parlar di cose gravi e profonde al popolo, mandiamo le nostre congratulazioni agli scrittori delle Letture Cattoliche, i quali generalmente, sia per la scelta degli argomenti, sia per il modo di trattarli, sanno così bene acconciarsi alla capacità del popolo, trovando modo di istruirlo ed allettarlo, perchè si lasci istruire. Noi ci volgiamo alle persone facoltose, indicando loro uno dei mezzi più efficaci e più facili per opporsi alla sempre crescente scostumatezza ed irreligione del nostro paese, contaminato da una schifosissima stampa, in queste Letture Cattoliche. Per migliaia di persone nel nostro paese sarebbe un nulla il pigliare cento associazioni delle Letture Cattoliche (l'associazione per un anno è di fr. 1 60!) da distribuire tra le persone della città, come della campagna, che non possono o non vogliono procacciarsi buoni libri. Distribuiranno 1,200 opuscoletti, ma il novero dei mali impediti o riparati Dio solo lo sa, che solo può rimunerarli.

 

            (MB 5,796)

 

 

18 aprile 1858

 

Benevolenza del Sommo Pontefice per gli Oratorii di Don Bosco.

Ci scrivono da Roma, che il S. Padre, per quella singolarissima bontà, con cui protegge ed incoraggisce tutte le opere di beneficenza a prò delle anime come dei corpi, accolse con paterna benevolenza il nostro egregio D. Bosco, al quale accordò tre volte udienza. «Il Santo Padre, dice il nostro corrispondente, parlò a lungo degli Oratorii maschili della nostra Torino, usando le più affettuose espressioni di compiacenza per sì bell'opera. Concedette al sig. D. Bosco tutti i favori da lui chiesti a benefizio dei medesimi. Accordò l'apostolica benedizione a tutti quelli che prendono parte a quest'opera di tanto vantaggio per la gioventù. Concedette indulgenza plenaria a tutti i giovani, che intervengono agli Oratorii per quel giorno da essi scelto, in cui s'accosteranno ai SS. Sacramenti. Per congiungere i favori spirituali coi materiali il Santo Padre donò 40 scudi d'oro per dare a questi giovani una colazione. Credetemi: Pio IX è sempre il grande uomo della bontà e della beneficenza. Non havvi opera di beneficenza, a cui non prenda parte. Seminari, collegi, ospizi, ricoveri, case religiose, ospedali, carceri, tutto è oggetto della sua generosità in Roma ed in tutto il mondo. Niuno può capire donde mai possa avere tanto danaro per bastare a così grandi spese. Parmi però trovare una sorgente di tanti mezzi nella grande frugalità di sua mensa, nella modestia degli addobbi, ecc., ed in tutto ciò, che può contribuire ad un onesto risparmio destinato a beneficare».

 

 

28 aprile 1858

 

Indulgenze pel canto delle sacre laudi.

Il sacerdote Giovanni Bosco, nel vivo desiderio di promuovere le lodi e i cantici spirituali in onore di Dio, della B. Vergine Maria e dei Santi, ha supplicato il regnante Sonano Pontefice {46 [46]} a voler concedere le seguenti Indulgenze, cui il Santo Padre benignamente annuì firmando il venerato rescritto di proprio pugno.

            1. Indulgenza di un anno a chi gratuitamente insegnerà il canto delle laudi sacre, praticandone o in pubblico, o in privato almen qualche volta l'esercizio; altra di cento giorni a chi ne praticherà l'esercizio in oratorio pubblico o privato ogni qual volta esso avrà luogo.

            2. Indulgenza Plenaria da lucrarsi alla chiusura del Mese Mariano da coloro che nel decorso di esso sonosi in modo particolare occupati a cantare laudi sacre in Chiesa e intervenuti alla divozione del Mese Mariano.

            3. Indulgenza Plenaria una volta al mese per quelli che in quattro giorni festivi almeno, od anche feriali, prenderanno parte a cantare od insegnare laudi sacre; e quest'Indulgenza si lucrerà in quel giorno, in cui si premetterà la Confessione e la Comunione. Affinchè si possano lucrare le mentovate Indulgenze, si richiede che le laudi abbiano l'approvazione dall'autorità ecclesiastica.

            4. Tali Indulgenze si possono applicare alle anime dei fedeli defunti.

            Romas apud S. Petrum, die 7 aprilis 1858.

Benigne annuimus juxta petita

PIUS P. P. IX.

 

 

29 giugno 1858

 

Festa di Pio IX negli Oratorii di d. Bosco.

Tutte le cose, che riguardano il supremo Gerarca della Chiesa, formano sempre oggetto di compiacenza pei buoni cattolici. Fra questa havvi la festa, che negli Oratorii di S. Francesco di Sales, di San Luigi, e del Santo Angelo Custode, celebravasi in rimembranza di un favore dal Santo Padre concesso ai giovani, che a tali Oratorii intervengono. Pochi mesi or sono, l'egregio sacerdote D. Bosco recavasi a Roma, e Pio IX si trattenne con bontà veramente degna di un tal Pontefice a discorrere di questi giovanetti. In fine, compartendo loro l'apostolica benedizione, concedeva un'indulgenza plenaria per quel giorno, in cui essi avrebbero fatta la loro confessione e comunione. Ai favori spirituali aggiugneva una graziosa somma di danaro, che dovesse servire ad una colezione per questa giornata, affine di viemmaggiormente incoraggiare la gioventù a correre con perseveranza la via dei comandamenti di Dio.

            Il giorno prescelto per tale funzione fu il 24 del corrente; e noi, essendoci trovati presenti in uno di questi Oratorii, abbiamo osservato uno dei più teneri spettacoli. Compiuti i doveri religiosi, quei buoni giovanetti, mostrando in volto la gioia e la pace che godono coloro che hanno la coscienza pura, si schieravano fuori della chiesa a partecipare del grazioso favore del Santo Padre. Cantate varie affettuose canzoncine analoghe al soggetto, esprimendo in mille modi la loro gratitudine verso il Sommo Pontefice, presero posto per la refezione. È difficile di esprimere a parole i dolci sensi, che destavano in {48 [48]} cuore quella vista di tanti giovani, che con canti e suoni, in chiesa e fuori di chiesa, in prosa ed in poesia, manifestava quella viva e tranquilla letizia, che solo può venire dalla testimonianza della coscienza, che può dire a se stessa: non son rea.

            Ovunque poi risuonavano gli applausi di evviva il Papa! Viva la sua grande bontà! Ma la sorpresa fu verso sera, quando queste radunanze erano per isciogliersi e recarsi ciascuno al proprio domicilio. Guidati come da una specie di entusiasmo, si radunarono intorno al loro Direttore, ed unanimi esclamarono: Grazie, o Santo Padre, grazie; Dio ve lo ricompensi. Chi mai potrà andare per noi a ringraziarlo degnamente? Sig. Direttore, fate sapere al Santo Padre, che noi siamo pieni di riconoscenza per lui, che lo amiamo con tutta l'effusione del nostro cuore, noi in lui veneriamo il Vicario di Gesù Cristo, e che noi tutti desideriamo, e vogliamo vivere e morire in quella religione, che ha Dio per Capo invisibile, e che ha un sì tenero e sì buon padre, un Pio IX, per suo Vicario sopra la terra.

            Così compievasi quella giornata, che lascierà nel cuor de' buoni giovani indelebile memoria della paterna bontà del Santo Padre. Que' poveretti, i quali non sono guari avvezzi a ricevere carezze dagli uomini, menando una vita piena di stenti e di privazioni, sentono vivissima la riconoscenza verso del Capo della Chiesa, che dall'altissimo suo grado, lungi dal dimenticare i figli del popolo, come fanno gli adulatori del popolo stesso, si esibisce, e si fa vedere loro padre, come è padre dei grandi della terra e dei principi.

 

            (MB 6,20-25)

 

 

21 settembre 1858

 

Feste religiose.

Nella parrocchia di Madonna Campagna presso Torino si celebrò il 12 del corrente dalla compagnia dei figli e figlie la festa del SS. Nome di Maria; vi fu un gran concorso di parrocchiani sia alla comunione generale, sia alle sacre funzioni della mattina e sera; e sebbene ogni anno siasi sempre celebrata questa festa in questa piccola parrocchia con gran dimostrazione di pietà, e divozione, quest'anno però fu oltre il solito commovente, essendo state le sacre funzioni accompagnate dai dolci canti, ed armoniosi suoni dei figli dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, diretti ed allevati dall'instancabile e zelantissimo signor D. Bosco, dimodochè non pochi dei parrocchiani piangevano di tenerezza, e tutti encomiarono la loro abilità.

            Nel giovedì poi seguente si ammirò un'altra ben edificante funzione, e si fu, che il prelodato sig. Don Bosco si portò a celebrare la Messa in questa parrocchia, accompagnato da circa 80 de' suoi allievi, quali tutti fecero la loro comunione con gran edificazione dei religiosi stessi, che ammirarono la divozione di tutti questi giovani. Fatto poi il loro ringraziamento, il buon Padre guardiano somministrò a tutti una frugale colazione.

 

            (MB 6,47-48) {48 [48]}

 

 

8 ottobre 1858

 

Festa del SS. Rosario.

II 3 del corrente una sessantina di giovani dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, condotti dall'ottimo loro direttore D. Bosco, si recavano a Castelnuovo d'Asti a celebrare la festa del SS. Rosario nel luogo detto i Becchi. La solennità fu oltremodo cosa edificante nel vedere quella divota gioventù accostarsi alla sacra mensa insieme con molte altre persone venute da que' dintorni. La musica della Messa grande e della Benedizione del SS. Sacramento, eseguita da giovani stessi, riuscì non meno divota che splendida.

 

 

29 ottobre 1858

 

Bibliografia.

La lampana del santuario, racconto cattolico del Card. Wiseman, traduzione dall'inglese. - La semplicità, il candore, le bellezze di questo breve racconto sono superiori ad ogni elogio, e chi comincia a leggerlo, non può trattenersi prima di giungere alla fine, e dopo di averlo letto sente nascere nuovo desìo di rileggerlo, e quanto più lo si rilegge, tanto più innamora, lasciando nel cuore una dolcissima commozione per le sventurate vicende di Pierrot, fuorviato e ricondotto sul retto sentiere dalle preghiere e dai dolci modi d'una consorte amantissima e d'una candida figlia di angelici costumi. Abbiamo già fatto cenno di questo opuscoletto: ma ora essendo state esaurite le copie dell'edizione romana, la Società delle Letture Cattoliche decise di farne dono a' suoi associati, facendone stampare eziandio molte copie a parte, che si vendono al minimo prezzo di 25 centesimi l'una, meno della metà di quanto costava l'edizione antecedente. Esortiamo e preghiamo tutti a farne acquisto, sia per propio vantaggio, sia per distribuirlo ai giovani, ai vecchi, a tutti: che sarà utile e piacevole a quanti lo leggeranno. - Si vende dai librai G. Marietti e Paravia ed all'ufficio delle Letture Cattoliche in Torino. Prezzo 25 centesimi.

 

 

4 novembre 1858

 

Le Letture Cattoliche raccomandate dal Sommo Pontefice.

Le Letture Cattoliche pubblicate da quel zelante sacerdote, che è il sig. D. Bosco, sono abbastanza conosciute da' nostri lettori, avendone noi moltissime volte parlato. Ma una voce più autorevole della nostra è venuta a far conoscere il pregio di questi libriccini, e noi siamo lieti di farla conoscere sia per incoraggiare l'associazione a' medesimi, sia per eccitare lo zelo dei buoni nel promuovere la diffusione de' buoni libri, essendo tale opera caldamente raccomandata dal Capo della Chiesa. In fronte al fascicolo di settembre, che ha per titolo: La Guida della gioventù nelle vie della salute, opera di Claudio Arvisenet, troviamo la seguente circolare di S. E. il Cardinal Vicario di Roma, spedita per {49 [49]} ordine del Santo Padre ai Vescovi ed Arcivescovi degli Stati Pontifici, del seguente tenore:

                        Ill.mo e Rev.mo Signore,

            È un fatto innegabile che dagli uomini perversi si cerchi con tutto l'impegno di demoralizzare i popoli per averli pronti a secondare i loro pessimi disegni, e così ottenerne gli intenti. A ciò fare essi s'adoprano in più modi, fra i quali molto loro giova la diffusione di libri e stampe corrotte, e spesso contrarie ai dommi della nostra Santa Religione. Il guasto però non è all'aperto, bensì latente all'ombra d'una sottile ipocrisia, adorno d'uno stile fiorito ed ameno, e facendo mostra di trattare argomenti tanto interessanti e dilettevoli, che in breve sono nelle mani di moltissimi malaccorti di tutte le classi degli uomini, i quali beono per tal modo quasi all'insaputa quel veleno che forse li ucciderà per sempre. E ciò non avviene soltanto nelle città popolose, ma ancora nelle più piccole e nascoste terricciuole, ove l'antica costumanza di passare qualche tempo, specialmente nella stagione d'inverno, leggendo alcun che della Storia Sacra, ovvero d'altro libro buono e religioso, viene surrogata dalla lettura di libricciattoli lascivi ed immorali.

            Non è però mai avvenuto, che i buoni cattolici non abbiamo tentato di resistere agli sforzi degli empi: quindi è che a combattere il grave male accennato s'è costituita una società di dotte e pie persone ecclesiastiche e laiche, le quali propongonsi d'ovviare ai disordini, che debbono al presente lamentarsi, stampando dei libercoli mensilmente col titolo di Letture Cattoliche, le quali e per la varietà dei temi e per la pianezza dello stile allettino e sieno alla portata di tutti. L'esclusivo scopo di queste letture sarà di conservare nell'animo dei cattolici la integrità della Fede, la santità dei costumi, ed accrescere in essi quel rispetto ed amore sincerissimo, che debbesi alla sacra persona del Sommo Pontefice siccome padre universale di tutti i fedeli, non che a congiungerli vie più coi loro Vescovi.

            La Santità di N. S., sempre intenta al vero bene di tutti, ed informata appieno del vantaggio riportato da queste Letture Cattoliche nei luoghi ove sono state attivate, ha approvato e lodato il pio divisamento d'introdurle anche nello Stato Pontificio, ed a tal fine mi ha autorizzato ad invitare gli Arcivescovi e Vescovi dello Stato medesimo per l'aiuto e sostenimento di sì bella impresa, diffondendola il più possibile per tutte le città e castelli soggetti alla spirituale loro giurisdizione.

            Quindi è, che in esecuzione dei desiderii della Santità Sua partecipo tutto ciò a V. S. Ill.ma e Rev.ma pregandola ad accettare insieme i sentimenti della mia più distinta stima, coi quali resto baciandole di vero cuore le mani.

            Di V. S. Ill.ma e Rev.ma

                        Roma, 22 di maggio 1858.

Servitore vero

C. CARDINAL VICARIO

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10 novembre 1858

 

Letture Cattoliche negli Stati Pontifici.

È già uscito il primo fascicolo, che contiene un racconto intitolato: Il buon curato, del canonico prof. Guglielmo Audisio.

 

 

26 febbraio 1859

 

Letture cattoliche.

Vediamo con piacere che le Letture Cattoliche, pubblicate per cura del sacerdote Giovanni Bosco, tanto benemerito della gioventù cristiana, continuano sempre prospere e applaudite. Le Vite dei romani Pontefici, che si alternano con altri opuscoli di grande utilità, sono giunti alla Vita del sommo Pontefice S. Urbano I, il quale ascese sulla cattedra di S. Pietro l'anno 226 dell'era volgare. Noi non aggiungiamo parole di lode a questa eccellente pubblicazione popolare, essendone da tutti conosciuti i pregi ed i meriti.

 

 

20 aprile 1859

 

Bibliografia. - Il mese di maggio ad uso del popolo, per cura del sacerdote Bosco Giovanni.

Quando al tepido soffio di primavera rifluisce nei rami delle selve la nuova vita e sbocciano le prime foglie, e ringiovanisce la natura, veggonsi qua e là discorrere per prati e campi mille fanciulli intenti a far preda e bottino. E questi va in traccia delle mammole, e quegli spicca dal suo stelo la bianca margarita e ne compone mazzetti da offerirsi alla mamma. Ond'è che ne nasce tra loro una gara indicibile, un continuo affaccendarsi, e sono tutt'occhi per iscoprire ogni menomo fiorellino che faccia pompa di sua beltà.

            Io quasi vorrei a questi paragonare que' divoti di Maria Santissima, i quali ogn'anno all'apparire del maggio intrecciano nuove ghirlande di preghiere e lodi, e spirituali cantici e tenere aspirazioni per Colei che da un polo all'altro saluta ogni cuore cattolico come Regina de' Cieli. Molti opuscoli videro la luce in ogni tempo per guida di chi vuole santificare il mese ad essa consacrato, i quali, da un medesimo spirito informati, tendono ad alimentare i dolci affetti che succhiammo col latte, allorchè nei primordii della vita il nome di Maria ci venne sulle labbra come una speranza per l'avvenire. Ma fra i varii libretti di siffatto genere, uno ne vorremmo particolarmente additare, come quegli che piccolo di mole, tenuissimo di prezzo, pare mirabilmente acconcio ad ogni classe di persone, ed è di facile dicitura, di purissima dottrina, ed insinuantesi pianamente negli animi anche più ritrosi, ove viva fa splendere la face dell'eterne verità. Chi lo scrisse non ignora quanto sia l'imperversare del genio del male onde svellere la fede, così altamente radicata nel cuore dei popoli subalpini. Non ignora le scellerate arti adoperate onde corromperne i costumi, e la storia fatta maestra di errori e di perpetue contraddizioni, e la religione vilipesa {51 [51]} ne' suoi dommi, conculcata nelle sue dottrine, vituperata nel suo Capo. A questo torrente di mali doversi opporre un argine, ed essere la preghiera.

            Il mese Mariano di D. Bosco (ed a tal nome è superfluo ogni encomio) è un breve compendio della Dottrina cattolica, un quadro, ove in ristretto sta effigiata la Chiesa, un vade-mecum del cristiano. Le pratiche che vi sono inculcate formano i gradini di quella mistica scala, per cui l'anima ascende alla perfezione; gli esempi tolti con molto discernimento dalla vita dei Santi, ravvivano il coraggio, le meditazioni danno uno spirituale nutrimento nel doloroso viaggio della vita, le offerte rassomigliano ai timiami ed agli incensi del sacrificio, ed i religiosi cantici con cui chiudesi quel caro opuscoletto, sono le ultime note di cristiana cetra che ripetono il nome di Maria.

            Oh se fu in ogni tempo proficuo lo svincolarsi per breve ora dalle mondane cure, cercando a pie' degli altari forza e consolazione, quanto più non lo sarà in questi giorni, quando già si addensa il nembo e freme la procella, contro cui solo usbergo può esserci l'invocata protezione della Vergine Nazarena!

 

 

4 dicembre 1859

 

Storia d'Italia di d. Bosco encomiata da N. Tommaseo

            Noi abbiamo accolto con le meritate lodi la bella e sugosa Storia d'Italia, raccontata alla gioventù dal sacerdote G. Bosco, e con noi altri periodici fecero plauso a questa operetta, che è di grandissimo vantaggio alla gioventù per guarentirla dalla congiura permanente contro la verità, che è divenuta la storia da tre secoli in qua. Ma perchè forse taluni potrebbero sospettare che quel nostro giudizio favorevole sia stato, se non dettato per intero, almeno abbellito dallo spirito di parte, ci pare opportuno il recare qui il dettone da tale, cui non si potrà fare certamente siffatto appunto. È questi Nicolò Tommaseo di cui troviamo in un giornaletto il seguente articolo sulla Storia del sig. D. Bosco.

            «Se i libri giudicassersi dall'utilità che recano veramente [...]».

 

 

24 gennaio 1860

 

Battesimo di un giovinetto israelita.

Sono or quattro mesi, che due fanciulli fratelli anglicani furono battezzati nell'Oratorio di S. Francesco di Sales. Que' due giovanetti, nati a Londra, dopo un serie di strane vicende vennero dalla divina Previdenza condotti nel ricovero annesso a questa chiesa, dove coll'alimento materiale trovarono il pane della vita eterna.

            Domenica, 15 corrente, in questo medesimo Oratorio fu amministrato il Sacramento del Battesimo ad un giovanetto israelita d'Ivrea. - Egli è figlio del rabbino Iarach, persona assai erudita, che da 12 anni rinunziò all'ebreismo, ed ora vive da fervoroso cristiano. Il figlio Iarach ha sempre avuto le più belle disposizioni {52 [52]} per farsi cristiano; ma la madre se gli è sempre opposta. Egli toccava già il quattordicesimo anno di sua età; e più cresceva negli anni, più vive erano le sue istanze di esser fatto cristiano. - Finalmente il padre per appagare i vivi desiderii del figlio, il condusse nell'Oratorio maschile di Valdocco, dove, tra le cognizioni che già aveva del Cristianesimo, e l'istruzione ivi prodigatagli, fu in breve trovato abbastanza istruito per ricevere il Sacramento del Battesimo e della Cresima. - Monsignor Moreno, Vescovo d'Ivrea, insigne benefattore della famiglia Iarach, con bontà paterna veniva a raccogliere il frutto delle sue sollecitudini. Alle ore dieci il venerando Prelato cominciava la Messa, in cui una assai numerosa schiera di giovanetti si accostarono alla mensa eucaristica. Seguiva la interessante funzione del Battesimo del giovanetto Iarach. Il suo contegno, la franchezza della sue risposte, la gioia ed il raccoglimento dimostravano che egli era giunto ad appagare un vivo desiderio da lungo tempo nu-drito. Egli prendeva il nome di Tommaso, Luigi, Maria; il duca Tommaso Scotti erane padrino; la marchesa Maria Fassati era madrina.

            Dopo il Battesimo fu amministrata la Sacra Confermazione al novello cristiano e ad altri giovani in numero di circa trecento. Tra essi notavansi con occhio di maraviglia venticinque spazzacammino, che per cura de' membri della Società di S. Vincenzo de Paoli furono istruiti nell'Oratorio dell'Angelo Custode in Vanchiglia. Questi poveri giovanetti, la cui condizione fa che non osano presentarsi alle pubbliche chiese, avrebbero forse passato chi sa quanto tempo, se la carità cristiana non fosse andata in cerca di loro per radunarli, istruirli e farli così perfetti cristiani. - Il Conte Cays, deputato, era il padrino pei giovani della Cresima.

            Dopo la Confermazione Monsignor Vescovo con animate e commoventi espressioni incoraggiva il neofito a tenere in pregio il gran dono della fede, che aveva testè ricevuto. Animava poi tutti i cresimati a mostrarsi veri seguaci di Gesù Cristo, compiendo con fermezza e coraggio i loro cristiani doveri senza punto badare ad umano rispetto.

            Le varie parti della sacra funzione erano allegrate dal canto di voci argentine, che ora a coro, ora a solo eccitavano nel cuore degli astanti celesti pensieri. La funzione compievasi colla Benedizione del Venerabile circa ad un'ora e mezzo pomeridiana.

 

29 maggio 1860

 

Perquisizione nell'Oratorio di s. Francesco di Sales

            Ormai non passa giorno senza che in questa benedetta terra della libertà non abbiamo da registrare o qualche arresto di Vescovi, o Cardinali, o qualche processo o imprigionamento di parrochi, canonici o sacerdoti, o finalmente qualche perquisizione domiciliare. {53 [53]}

            Sabato alle due pomeridiane toccò a quel gran cospiratore che è il sacerdote Giovanni Bosco, il quale, come tutti sanno, cospira sovvenendo alla miseria, ricoverando ed educando i poveri figli dell'operaio, e logorandosi la vita nell'esercizio della carità e del ministero sacerdotale.

            Il fisco sperò che nell'Oratorio di S. Francesco di Sales potessero ritrovarsi alcune carte da interessare le viste fiscali. E fu spedito un drappello di apparitori capitanati da un delegato di pubblica sicurezza e due avvocati ispettori, col mandato di procedere ad una minuta visita domiciliare. Don Bosco stava appunto accettando un povero giovine raccomandatogli dal ministero, quando gli giunse inaspettata cotesta visita. Egli accolse con la sua solita affabilità gli incaricati della forza pubblica, e sebbene v'avesse molto da dire sulla validità del proprio mandato, tuttavia sciorinò loro innanzi le carte e le lettere che trovavansi nella sua abitazione.

            Le ricerche si protrassero dalle due pomeridiane fino oltre alle sei, e il sacerdote Bosco che in quel tempo dovea ascoltare le sante confessioni, perchè giorno di sabato e vigilia di Pentecoste, fu costretto invece ad assistere alle operazioni della polizia. E vi assistè con quella giovialità che è figlia di tranquilla coscienza, cercando di trar frutto da quelle ore d'ozio involontario col fare a' poliziotti qualche opportuno e cristiano riflesso, e mostrare agli avvocati che non era molto gloriosa l'impresa a cui attendevano.

            Non occorre dire che le più minute ricerche riuscirono a nulla. Non sono i preti che cospirano, e i ministri sei sanno. Due carte diedero un po' da pensare alla polizia tra le tante di don Bosco. In una trovavasi una sentenza un po' troppo clericale. Ma si venne a scoprire ch'era una sentenza di Marco Aurelio! Nell'altra contenevasi un Breve del Papa al sacerdote Bosco, ma trovossi che quel Breve era già stato pubblicato per le stampe!

            Alle sei passate la polizia abbandonava l'Oratorio di S. Francesco di Sales, rilasciando al suo direttore la seguente dichiarazione:

            L'anno mille ottocento sessanta, il giorno 26 del mese di maggio, in Torino, nella casa del M.R. sacerdote D. Giovanni Bosco, tenente convitto di giovani artigiani e studenti, situata in via Cottolengo, casa propria.

            In esecuzione della riverita odierna Ordinanza dell'Ill.mo sig. Questore di Torino, avvocato Chiapussi, con cui venne prescritto di procedere ad una minuta perquisizione domiciliare nella casa anzidetta, ci siamo noi sottoscritti Grasso Savino, delegato di pubblica sicurezza, Tua avvocato Stefano e Graselli avvocato Antonio, ispettori, il primo della sezione Borgo Dora, e l'altro a quella di Moncenisio, e colla scorta delle guardie di sicurezza pubblica trasferiti nella suddetta località, ove giunti, avuta la presenza del predetto sacerdote D. Giovanni Bosco, si è notificato al medesimo lo scopo di tale trasferta, e quindi si è passato in di lui concorso ad una diligente visita in tutti gli angoli, ripostigli, carte e libri esistenti nelle due stanze che servono di abitazione del medesimo, ma, a fronte delle più esatte ricerche, nulla si rinvenne che interessar possa le viste fiscali.

            Di quale operato tutto si è fatto constare col presente verbale, che venne {54 [54]} in conferma da tutti quanti gli intervenuti sottoscritto, annotando che copia equale venne rilasciata al prelodato sacerdote dietro sua richiesta.

 

 

3 giugno 1860

 [Si è fatto correre voce che l'ottimo sacerdote D. Bosco è stato arrestato]

            *** Si è fatto correre voce che l'ottimo sacerdote D. Bosco è stato arrestato. Possiamo assicurare che finora non è vero. Diciamo finora che scriviamo, perchè potrebbe bene avvenire che mentre i nostri associati leggeranno ciò che scriviamo, il sig. D. Bosco sia arrestato. Non già che vi sia perciò menomo motivo o pretesto, sapendosi da tutti che è D. Bosco. Ma oggidì un prete è fuori della legge: quindi contro di esso ogni cosa è lecita.

 

 

20 giugno 1860

 

Letture Cattoliche.

I nostri lettori conoscono quanto siano benemerite dell'istruzione e dell'educazione del popolo le Letture Cattoliche dell'ottimo sacerdote Don Bosco. Non possiamo rendere conto di tutti i libretti che regolarmente ogni mese si vanno pubblicando in questa eccellente collezione. Diremo solo in generale che tanto per la varietà delle materie, quanto per lo stile piano, schietto, ameno, in cui sono generalmente dettate queste operic-ciuole, esse sono il pascolo più appropriato ai presenti bisogni del popolo. Meglio che le nostre parole varrà la seguente raccomandazione fatta dal venerabile Vescovo di Biella in una recente sua pastorale: «Non possiamo, dice, mai abbastanza raccomandare, come di nuovo raccomandiamo ai signori parroci, clero, e persone benestanti l'associazione alle Letture Cattoliche. Queste, per la tenuità del prezzo, per l'amenità degli scritti, e per lo scopo che si tengono prefisso, non possono a meno che incontrare l'aggradimento dei più, ed apportare un ottimo successo al buon ordine ed alla pubblica moralità».

 

 

15 settembre 1860

 

Orazione funebre al sig. D. Cafasso.

Dalla tipografia di G.B. Paravia venne pubblicato un libretto di un centinaio di pagine, in -16, il quale tornerà assai gradito ai Torinesi, ed a moltissimi delle provincie, i quali rimpiangono quell'ottimo sacerdote che fu D. Cafasso. Il libretto contiene l'orazione funebre recitata dal sig. D. Bosco, nell'Oratorio di S. Francesco di Sales, ove erano stati celebrati solenni funerali al compianto defunto. Quest'orazione dettata con quel calore e quel profondo sentimento d'affetto, che l'amicizia tra uomini virtuosi suole ingenerare, è un sunto della vita del Cafasso tutta consacrata alla salute delle anime, ed al sollievo dei poveri. Coll'orazione funebre sono uniti due scritterelli spirituali del Cafasso, i quali saranno gustati da tutte le pie persone: uno è l'esercizio per la buona morte, e l'altro visita al SS. Sacramento per {55 [55]} ciascun giorno della settimana. Vendesi al prezzo di centesimi 50 a profitto dei giovani dell'Oratorio di S. Francesco dì Sales, di cui fu il Cafasso insigne benefattore.

 

 

6 febbraio 1861

 

La Festa di San Francesco di Sales.

Domenica passata abbiamo assistito ad una tenera ed edificante funzione. Erano i figli dell'Oratorio di San Francesco di Sales, fondato da quel zelantissimo apostolo, da quel padre dei giovani, che è D. Bosco, i quali celebravano la Festa del loro Patrono. E la celebrarono con esercizi di pietà, coll'accostarsi ai santi Sacramenti, con funzioni solennissime, con un commovente discorso detto dal canonco Gaietti, e con un trattenimento musicale e una teatrale rappresentazione. A' numerosi Torinesi concorsi a prendere parte a quelle funzioni i figli di San Francesco di Sales provarono la verità di quella sentenza di San Paolo: «E buona a tutto la pietà, avente le promesse della vita di adesso e della futura».

 

 

5 aprile 1861

 

Letture Cattoliche. Anno IX.

Con vera soddisfazione annunziamo ai nostri lettori che continua la pubblicazione delle Letture Cattoliche. Le persone che ne sono alla Direzione, le vive raccomandazioni fatte dal regnante Pio IX e in generale da tutti i Vescovi, valgono più d'ogni discorso ad incoraggire i veri cattolici a favorire tale pubblicazione. Ciò che rende in modo particolare pregevoli questi libretti è la loro popolarità congiunta colla purezza di lingua e chiarezza di sentimenti, che con facilità si comprendono da ogni classe di persone. Non si parla di politica. Si espone la verità cattolica in forma di dialoghi e di ameni racconti, lasciando da parte quei fatti e quei nomi che potessero indicare spirito di partito. Il tenue prezzo dimostra che si cerca il bene e non il lucro. Ogni mese centesimi 15, che fanno L. 1 80 all'anno. Ove si possa fare un centro di 50 associati, la spedizione è franca di Posta. Chi poi desiderasse i fascicoli franchi per la Posta, L. 2 20. Ogni mese si pubblica un fascicolo, che in complesso è di 108 pagine. Le associazioni si ricevono in Torino, via San Domenico, N° 11. Nelle varie città di provincia vi sono corrispondenti per lo più fissati dai Vescovi, ed anche altri benemeriti cittadini che si assumono il caritatevole incarico.

 

 

25 aprile 1861

 

Rettificazione.

Il prezzo d'associazione annuo delle Letture Cattoliche per chi vuol ricevere le pubblicazioni per la posta è di fr. 2 25, e non di 2 20 come per errore avevamo detto altra volta. Con quest'occasione annunziamo che il fascicolo d'aprile contiene gli Esempi edificanti proposti specialmente alla gioventù - Fiori di lingua, utile e dilettevole libretto di pag. 176. {56 [56]}

 

 

17 luglio 1861

 

Le Letture Cattoliche di Torino.

Più volte noi abbiamo raccomandato ai nostri lettori e indistintamente a tutti i buoni le benemerite Letture Cattoliche che da più anni con tanto profitto del popolo si stampano in Torino. Ma ora nuovi e particolari motivi ci animano a raccomandarle nuovamente ed anche con più calore. Oltrechè questo è appunto il tempo destinato a rinnovarne le associazioni, a tutti è pur noto con quale ardore e tenacità i protestanti si adoperino a questi giorni per insinuare in tutte le più perfide guise il veleno delle loro empie dottrine nel cuore degl'incauti fedeli. Or se i nemici della Chiesa tanto fanno per corrompere la fede di Gesù Cristo; quanto più non dovranno lavorare i buoni cattolici per la difesa della più grave e della più santa delle cause? Soffriremo noi che gli eretici mostrino più zelo per dannare le anime, che noi per salvarle? Del resto, quando vediamo non solo tutto l'Episcopato italiano, ma lo stesso Vicario di Gesù Cristo, il regnante Pontefice Pio IX, raccomandare vivamente la diffusione di questi libretti, dicendo precisamente che in questi tempi nulla hawi di più eccellente, nulla di più utile di essi, nihil praestantius, nihil utilius, ogni nostra ulteriore parola dev'essere superflua. Quindi è che persuasi come siamo di vedere nei buoni cattolici riaccendersi lo zelo per la cristiana istruzione del popolo, quanto più gravi sono i pericoli che lo circondano, noi riproduciamo senza più le condizioni d'associazione, che sono le seguenti: - In ciascun mese uscirà un fascicolo di circa pag. 108, il prezzo d'associazione è di cent. 90 ogni semestre da pagarsi anticipatamente, che forma la tenue somma annua di fr. 1 80. - Chi desidera di riceverli con maggior prontezza franchi per la posta, pagherà fr. 1 20 ogni semestre, o fr. 2 25 all'anno. - Nelle città e nei luoghi di provincia le associazioni si ricevono da persone designate dai rispettivi ordinarii diocesani. - In Torino si ricevono dagli eredi Ormea sotto i portici del palazzo di città e nell'uffizio delle Letture Cattoliche, via S. Domenico, N° 11, piano terreno.

 

 

25 agosto 1861

 

Vita del giovinetto Savio Domenico.

Questo caro libriccino che uscì per la prima volta tra i fascicoli delle non mai abbastanza lodate Letture Cattoliche di Torino, ha già avuto l'onore di tre edizioni. Nell'ultima però, che è appunto quella di che ora parliamo, l'egregio autore, sig. D. Bosco, vi aggiunse una sì bella appendice contenente il racconto di molte grazie ottenute da Dio ad intercessione del giovanetto, di cui descrive la vita, che, ne siamo certi, non tornerà men cara di tutto il resto ai cattolici e pii lettori. Noi non ispenderemo molte parole per raccomandare questa pregevolissima operetta. Basti il dire che essa è usata da gran tempo come testo di lingua in molte scuole della Toscana, e che persone dottissime e ragguardevoli per ogni verso hanno dichiarato di non aver mai potuto pigliare in mano questo libro senza divorarlo, con sommo loro diletto e vantaggio spirituale, da cima a fondo. Non basta sapere {57 [57]} scrivere; bisogna anche saper farsi leggere. Or bene questo segreto così raro, noi siamo lieti di poter dirlo, se il signor D. Bosco lo possiede in tutti i suoi scritti, lo possiede poi in sommo grado nel presente libretto, che egli per la terza volta pubblica colle stampe, e che noi con tutto piacere annunziamo.

 

 

15 novembre 1861

 

Cenno biografico sul giovanetto Magone Michele.

È questo il titolo del fascicolo che la Direzione delle Letture Cattoliche di Torino pubblicò nel mese dello scorso settembre. È un libretto di pressochè cento pagine, scritto da quell'ottimo sacerdote che è il signor D. Bosco. Certo il solo nome dell'autore dice da sè quanto dilettevole e proficuo specialmente alla gioventù debba tornare questo breve scritto. Il modo facile e naturale, con cui egli narra le belle azioni che resero ammirabile il giovanetto Magone, allievo dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, non potrà a meno di fare una dolce violenza a chi legge per invaghirlo della virtù e mettergli in disamore tutte le frivolezze della terra. Noi abbiamo già più volte raccomandate queste care letture, e ben ci gode l'animo in vederle diffondersi ognor più per cura di tante buone persone, che cercano di contrapporre buoni scritti ai tanti libercoli cattivi, da cui siamo inondati. Ripetiamo ora che questa benemerita direzione pubblica ogni mese un fascicolo di circa 108 pagine al prezzo di centesimi 90 per ogni semestre.

 

 

14 febbraio 1862

 

La Storia d'Italia di D. Bosco.

I nostri lettori conoscono l'eccellente Storia d'Italia raccontata a' giovani dal sacerdote D. Giovanni Bosco, egregio istruttore della gioventù e del popolo in generale. Con piacere annunziamo la terza edizione di questa utilissima operetta, più elegante e più compita di tutte le altre, testè uscita dai tipi di Luigi Ferrando. Vendesi a profitto degli Oratorii pei giovani di D. Bosco, al prezzo di fr. 2 50, in Torino: da Paravia, da Giacinto Marietti, all'uffizio delle Letture Cattoliche (via San Domenico, N° 11) ed all'Oratorio di San Francesco di Sales; in Genova da Fassi-Como; in Milano da Ermenegildo Besozzi, e dai principali librai nella altre città d'Italia.

 

 

28 maggio 1862

 

Lotteria per gli Oratorii di D. Bosco.

I nostri lettori non hanno bisogno che loro facciamo conoscere chi sia D. Bosco, e che cosa siano i suoi Oratorii. Si sa che questo degnissimo sacerdote è tutto dedicato a sottrarre dalla miseria e dall'abbandono i pover ragazzi, che lasciati a se stessi sarebbero rovinati o per l'anima o pel corpo, o per amendue. D. Bosco per alimentare, alloggiare, vestire parecchie centinaia di giovani non ha altro sussidio che la sua confidenza {58 [58]} in Dio e nella carità dei buoni cristiani. Ora egli ottenne la necessaria approvazione per fare una lotteria di oggetti che si esporranno al pubblico nella casa dell'Oratorio in Valdocco di questa capitale. Una Commissione a questo fine venne nominata, di cui fanno parte il sindaco di Torino, come presidente, il cav. Duprè, il commendatore Cotta, il conte Cays, il conte Costa della Torre, il marchese Fassati, il conte Provana di Collegno, il marchese Scarampi, il conte Alberto Solaro della Margherita, ecc. Il prezzo dei biglietti è di centesimi 50 caduno. Chi ne prende una decina, avrà l'undecimo gratuito; chi ne prende 25, oltre all'eventualità di ciascun numero, avrà un premio assicurato. Siamo certi che questo semplice annunzio procaccierà allo zelante sacerdote una abbondante raccolta di oggetti ed uno spaccio grandissimo di biglietti.

 

 

24 giugno 1862

 

Pio IX e la lotteria di D. Bosco.

L'animo di Pio IX è quello d'un padre tenerissimo, il quale sebbene oggidì, come tutti sanno, abbisogni egli stesso di soccorso, non di meno sempre accorre, ove si tratti di promuovere qualche opera pia o di sollevare il poverello. Di fatto, come ebbe notizia della lotteria d'oggetti testè aperta in Torino a favore degli Oratori di San Francesco di Sales, di San Luigi e dell'Angelo Custode, degnossi inviare, insieme con paterne espressioni, due oggetti al tutto preziosi e per sè e per la mano onde provengono. Son essi due bellissimi cammei, con cornice d'oro, squisitamente lavorati sulla schiuma, inclusi in eleganti custodie, e rappresentanti l'uno San Pietro e San Paolo l'altro. Anzichè sperare, vogliamo credere che la pietà di tanti buoni cattolici, cui verranno lette le nostre parole, avvalorata a sì nobile esempio, si recherà a gloria e vorrà gareggiare in vedersi rappresentata allato dei doni del Padre comune di tutti i fedeli, dividendone così i sentimenti e le opere.

 

 

3 luglio 1862

 

Lotteria di D. Bosco.

Ieri, 3 luglio, alle ore 9 1/2 del mattino il marchese Lucerna di Rorà, sindaco della città di Torino e presidente della Commissione della lotteria a favore degli Oratorii di S. Francesco di Sales in Valdocco, di S. Luigi a Porta Nuova e del S. Angelo Custode in Vanchiglia, unitamente agli altri membri della Commissione andò ad inaugurare la pubblica esposizione degli oggetti posti in lotteria nella casa dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in Valdocco, la quale per due mesi sarà aperta dalle ore 9 alle 12 meridiane, e dalle 4 e 1/2 alle 7 di sera. {59 [59]}

 

 

3 settembre 1862

 

Bella mostra di una lotteria

            Ieri abbiamo con nostro piacere visitato la pubblica esposizione degli oggetti posti in lotteria a favore dei tre Oratorii maschili di San Francesco di Sa-les, di San Luigi e del Santo Angelo Custode. Fummo pieni di ammirazione e di sorpresa nel vedere la elegante, numerosa e svariata quantità di doni provenienti da vari paesi e da ogni classe di persone. Primeggiano fra gli altri due preziosissimi rappresentanti uno S. Pietro, l'altro S. Paolo offerti dalla munificenza del regnante Pio IX. Copiosi e ricchi sono specialmente i doni di S.A.R. il principe Eugenio, quelli del principe Tomaso, duca di Genova, del sindaco di Torino e di molti altri che non è possibile tutti nominare, tanto meno descrivere.

            Abbiamo saputo che i Reali Principi prima della loro partenza dalla capitale mandarono a prendere un vistoso numero di biglietti. Anche il ministro dell'interno concorse generosamente per acquisto de' medesimi. Molti benemeriti promotori e molti zelanti promotrici concorsero alla raccolta de' doni ed allo spaccio de' biglietti.

            Rimanendo tuttavia a smerciarsi buona quantità di biglietti, l'estrazione che doveva avere luogo dimani (3) venne differita fino al 23 del corrente settembre. Noi speriamo che gli amatori dei poveri figli del popolo vorranno concorrere a quest'opera di beneficenza. Ognuno sa che questi Oratorii tendono ad avviare i giovanetti più pericolanti alla moralità ed al lavoro. Quale opera può tornare più utile all'umana società? Il prezzo di ciascun biglietto è di centesimi 50: chi ne prende una decina ha l'undecimo gratuito: chi ne prende 25 ha un premio sicuro. I biglietti a premio sicuro hanno la venticinquena, cioè, la serie di 25 biglietti che è di color rosso, e costa fr. 12 50.

 

 

19 settembre 1862

 

Lotteria di d. Bosco.

Riceviamo la seguente lettera, che pubblichiamo di buon grado. «Interesso la cortesia di V. S. Preg.ma, acciò si compiaccia, in quel modo che crederà migliore, di dare un cenno nel suo pregiato giornale delle deliberazioni prese dalla Commissione per la lotteria a favore degli Oratorii di S. Francesco di Sales, di Vanchiglia e di Porta Nuova, esistenti in questa capitale, in una seduta del 16 corrente mese.

            1. L'esposizione degli oggetti rimane aperta al pubblico sino a tutto il 23 corrente settembre. Dopo vi saranno quattro giorni per ritirare il provento dei biglietti, e raccogliere quelli che non fossero stati smerciati.

            2. Il tempo utile alla restituzione dei biglietti scade definitivamente con tutto il 27 corrente settembre. Quelli non consegnati in tale spazio di tempo s'intendono ritenuti a benefizio della lotteria.

            3. La pubblica estrazione avrà luogo il giorno 30 settembre dalle ore nove {60 [60]} alle dieci antimeridiane nella sala del Palazzo Municipale, alla presenza della Commissione.

            4. Otto giorni dopo l'estrazione saranno pubblicati sui giornali i numeri vincitori. Quindi comincierà la distribuzione dei premi».

 

 

12 novembre 1862

 

Lotteria a favore degli Oratorii del reverendo D. Bosco.

Si previene chi di ragione che il tempo utile per ritirare gli oggetti vinti nella lotteria a favore degli Oratorii maschili di Valdocco, di Vanchiglia e di Porta Nuova scade collo spirare del corrente mese di novembre. La Commissione si reca perciò a dovere di avvertire tutti gl'interessati, che gli oggetti non ritirati a quell'epoca s'intendono donati alla pia opera, al cui favore questa lotteria si è compiuta.

 

 

27 novembre 1862

 

Il Galantuomo, Almanacco pel 1863 - e Germano l'ebanista.

Annunziamo con piacere la pubblicazione di queste due operette, le quali si raccomandano da se stesse, appena si consideri che la prima è produzione dell'amabile penna del sig. D. Bosco, e la seconda è uno dei fascicoli della tanto benemerita Direzione delle Letture Cattoliche di Torino. Il Galantuomo si vende al prezzo di cent. 20 a Torino, presso la sullodata Direzione delle Letture Cattoliche, via S. Domenico, N° 11.

 

 

28 gennaio 1863

 

Cenni storici intorno alla vita della B. Caterina De-Mattei da Racconigi dell'Ordine delle Pen. di San Dom.

per cura del sacerdote Bosco Giovanni. Torino, tipografia dell'oratorio di S. Francesco di Sales, 1862. - Dire che questa operetta è scritta in modo da doversene chiamar contente del pari e la pietà e la scienza, non è che dire la verità. Ma ciò non basta. Noi dobbiamo ancora soggiungere che questi cenni storici sono stati raccolti ed ordinati dal sacerdote Giovanni Bosco, e con ciò siamo sicuri di aver fatto a questo libro il migliore elogio, perchè quello, che esce dalla penna di quell'egregio uomo di Dio, non solo è scritto bene, ma è scritto così bene da saper farsi leggere persino dai più schizzinosi. Non dubitiamo adunque che questa vita della nostra concittadina la B. Caterina De Mattei, sarà letta con sommo piacere e vantaggio dai nostri associati. Tuttavia noi vogliamo raccomandarla particolarmente alle giovani cristiane, persuasi di metter loro in mano un modello, che tanto più facilmente si farà da loro imitare, quanto più è unito ad esse coi vincoli della nazionalità, e, diremmo quasi, della cittadinanza. Dirigersi a Torino, presso la Direzione delle Letture Cattoliche, via S. Domenico, N° 11.

 

            (MB 7,331) {61 [61]}

 

 

5 aprile 1863

 

Bibliografia. La Storia d'Italia raccontata alla gioventù dai suoi primi abitatori sino ai nostri giorni, con analoga carta geografica

 dal sacerdote GIOVANNI BOSCO. Edizione 4a accresciuta. Torino, tip. dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, 1863. - Il solo titolo soprascritto basterebbe già a raccomandare il bel lavoro dell'ottimo sacerdote D. Bosco. Questo nome infatti è ornai conosciuto per tutta Italia, e il poter dire che questa storia ebbe già in sì breve tempo l'onore di ben quattro edizioni, è tal gloria che molti possono ambire, ma pochi raggiungere. Non vogliamo tuttavia pretermettere che i pregi grandissimi di questa Storia riscossero le più lusinghiere lodi non solo dalla Civiltà Cattolica, che la encomiò più volte e, non è ancora gran tempo, con uno di que' suoi incomparabili articoli, ma eziandio da un uomo, il cui giudizio quanto meno è sospetto, tanto è più autorevole, massime in questa materia, vogliamo dire dell'illustre signor Nicolò Tommaseo. Si aggiunga che la presente opera tende ancora a procurare l'occasione di compiere un atto della più squisita carità, giacchè essa si vende esclusivamente a benefizio degli Oratorii di S. Luigi, del Sant'Angelo Custode e di S. Francesco di Sales. Si aggiunga infine che, ove si guardi alla grossezza del volume, alla nitidezza dei tipi, alla correzione della stampa e alla bellezza dell'edizione, il prezzo non potrebb'essere più tenue. Esso è di sole L. 2 50 a Torino, e di L. 2 75 nelle provincie per la posta. Dirigersi in Torino alla tipografia dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, o alla tipografia Paravia, o a quella del cav. Pietro di Giacinto Marietti, o a quella di Giacinto Marietti, o da Moglia Giuseppe libraio, via Barbaroux.

 

            (MB 7,367)

 

 

3 settembre 1863

 

Bibliografia

 

            Annunciamo sempre con piacere la pubblicazione delle Letture Cattoliche di Torino, che l'egregio uomo di Dio signor D. Bosco dirige con molto zelo del pari che con molto discernimento. Ecco i cinque fascicoli dell'anno 11° di questa lodevolissima associazione che comincia dal mese di marzo: «1° Dialoghi popolari sopra alcuni errori del giorno in fatto di religione; 2° Il Pontificato di S. Caio Papa e martire per cura del sacerdote Bosco Giovanni; 3° e 4° Cenni storici sulla vita del sacerdote Giovanni Maria Vianney, parroco d'Ars, raccolti dal sacerdote canonico Lorenzo Gastaldi, teologo collegiate; 5° Vita ed istituto di S. Angela Merici per Giuseppe Frassinetti, priore a S. Sabina in Genova; 6° Antonio, ossia il buon padre di famiglia, versione italiana del sacerdote Pietro Bazetti». Noi crediamo inutile di raccomandare queste care e veramente {62 [62]} deliziose operette. Chi è che non conosca oggimai il valore delle penne che abbiamo testè nominate? Chi non ha provato la soavissima efficacia dei loro scritti religiosi e morali? Piuttosto noi ricorderemo che già più volte il nostro Santo Padre Pio IX e la maggior parte dei Vescovi italiani hanno raccomandato l'associazione alle Letture Cattoliche di Torino. E perchè tali raccomandazioni siano più agevolmente secondate, ecco di bel nuovo le condizioni dell'associazione. Il prezzo annuo è di sole L. 1 80, che si dovranno pagare anticipatamente per metà ogni semestre. L'associato s'intende obbligato per sei mesi e le associazioni per ora si ricevono a marzo, a luglio, a settembre ed a gennaio in Torino, via S. Domenico, N° 11, piano terreno.

 

 

11 novembre 1863

 

L'Eccellenza del sacerdozio cattolico.

Dalla tipografia dell'Oratorio di S. Francesco di Sales è uscito alla luce un grazioso discorsetto sull'Eccellenza del sacerdozio cattolico, nel quale alla varia erudizione e alla bella disposizione degli argomenti si accoppiano dolcezza d'affetto e non poche rettoriche bellezze. Ci congratuliamo ben di cuore coll'autore, signor Don Fontana Giambattista, prevosto di Saluggia, e tanto più perchè sappiamo che egli ne ha dedicato il prezzo a beneficio del Danaro di S. Pietro e dell'Oratorio di S. Francesco di Sales. Si vende al prezzo di centesimi 70 in detto Oratorio, dal libraio Barberis in Vercelli e presso l'autore in Saluggia.

 

            (MB 7,543) {63 [63]}

 



[1] Vendibile alla Tipografia dir. da P. De-Agostini, via della Zecca, N° 23, al prezzo di Cent. 20.




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